Addio a Chuck Norris, il volto duro e i muscle car nel garage
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
L’annuncio, arrivato attraverso un breve post carico di dolore, ha confermato la scomparsa di Carlos Ray Norris – questo il suo vero nome – avvenuta ieri mattina, giovedì 19 marzo, mentre si trovava alle Hawaii. A dare la notizia sono stati direttamente i familiari, che hanno scelto di condividere il lutto con il pubblico circondandolo però della massima riservatezza, specificando che l’attore si è spento serenamente, assistito dall’affetto dei propri cari. Con lui, in quelle ultime ore, c’erano la moglie Gena e i figli, a testimonianza di una vita privata che Norris ha sempre protetto con cura lontano dai riflettori, quella stessa riservatezza che ora la famiglia chiede venga rispettata.
Dalle arti marziali alla leggenda pop
Per decenni, il suo volto è stato sinonimo di giustizia sommaria e muscoli d’acciaio. Nato in Oklahoma nel 1940, Norris ha costruito la sua fama su fondamenta solidissime, ben prima di calcare i set cinematografici: è stato campione di karate, una disciplina che ha trasformato in un impero personale fondando persino uno stile proprio, il Chun Kuk Do. Fu Bruce Lee a spalancargli le porte di Hollywood in quel “I tre dell’Operazione Drago” e in “L’ultimo combattimento”, consegnandolo alla storia con quello scontro al Colosseo che resta ancora oggi uno dei momenti più iconici del cinema d’azione. La sua immagine, però, si è cristallizzata negli anni Ottanta con pellicole come “Delta Force” e “Missing in Action” – dove interpretava il maggiore Scott McCoy – e poi, negli anni Novanta, con l’approdo in televisione. “Walker, Texas Ranger”, la serie andata in onda dal 1993 al 2001, lo ha trasformato in un fenomeno generazionale: il ranger Cordell Walker, con la sua cinturona e i calci rotanti, entrava nelle case degli italiani ogni settimana, incarnando un modello di eroe inflessibile e moralmente incorruttibile.
Il garage “muscoloso” e la passione per i motori
Lontano dai set, quella stessa filosofia di potenza e robustezza trovava spazio nel suo garage. Norris, nella vita privata, ha coltivato una passione autentica per le quattro ruote, costruendo una collezione che rispecchiava fedelmente il suo immaginario: meccanica senza filtri e cilindrate generose. Il cuore pulsante di quella raccolta era profondamente a stelle e strisce, dominato da muscle car del calibro di Dodge Charger SRT Hellcat, Ford Mustang Boss 429 e Chevrolet Camaro ZL1. Accanto a queste belve stradali, non mancavano però mezzi dal carattere più pragmatico come pick-up e SUV – tra cui una Chevrolet Silverado e una Toyota Land Cruiser – strumenti robusti e operativi, coerenti con l’idea di solidità americana che l’attore rappresentava. C’era spazio, infine, per un’eccezione tutta italiana che rompeva l’allineamento: una Ferrari F8 Tributo, con i suoi oltre settecento cavalli, a rappresentare l’asincronia più evidente, quasi un simbolo di prestazione globale a sigillo di una carriera internazionale.
Un testimonial inatteso e l’ironia dei meme
Se sul grande schermo Norris ha fatto della potenza il suo marchio di fabbrica, raramente ha affidato alle auto un ruolo da co-protagonista, relegandole spesso a comparsa funzionale alla trama. C’è però un paradosso, che molti ricordano con un sorriso, legato alla sua immagine pubblica. Nel 2017, l’attore è stato protagonista di una campagna pubblicitaria per Fiat Professional: un’accoppiata inattesta, costruita sull’ironia del suo personaggio invincibile applicata però a veicoli da lavoro. Norris, l’uomo dai pugni d’acciaio, prestava il volto a furgoni, chiudendo un cerchio paradossale che non ha fatto altro che alimentare il mito. E proprio di mito si tratta, perché negli ultimi anni Norris aveva assunto una nuova veste, quella di fenomeno da web: i celebri “Chuck Norris Facts”, quelle liste di frasi esagerate che lo dipingevano come un semidio capace di sconfiggere l’impossibile, lo hanno reso uno dei primi meme virali della storia, assicurandogli una popolarità trasversale che andava ben oltre quella dei suoi film. La sua scomparsa arriva a pochi giorni di distanza dal suo ottantaseiesimo compleanno, chiudendo il sipario su una carriera che ha attraversato intere generazioni.




