«La buona Stella»: tra paesaggi del Sud e oscuri segreti di polizia, la serie Rai si fa più intensa
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Lunedì 20 aprile, in prima serata su Rai 1, torna «La buona Stella» con la seconda delle tre serate previste: una fiction crime diretta da Luca Brignone – già noto per la sua attenzione alla psicologia dei personaggi – che dopo un esordio segnato da una sparatoria e da una scelta improvvisa, capace di stravolgere ogni equilibrio narrativo, si addentra ora in una fase decisamente più tesa e drammatica. Protagonisti assoluti di questa storia, ambientata in luoghi che diventano essi stessi parte del racconto, sono Miriam Dalmazio nei panni della poliziotta Stella Rongoni – una donna che ha perso l’uomo che amava e che da quel lutto non ha mai davvero smesso di cercare risposte – e Filippo Scicchitano, che interpreta Simone, un calciatore dalla carriera mai davvero decollata, un uomo in perenne fuga dai propri errori. Intorno a loro, un cast che include Francesco Arca e Laura Cravedi, e un intreccio in cui il mistero si alimenta di silenzi e di ferite mai rimarginate.
Stella più vicina alla verità, tra indagini e fragilità personali
Nelle anticipazioni della puntata del 20 aprile emerge con chiarezza un dato: Stella si avvicina pericolosamente alla verità, quella stessa verità che forse potrebbe distruggere ciò che le resta della propria vita. La sua tenacia, tipica di chi ha trasformato il dolore in ossessione investigativa, la porta a incrociare ancora una volta Valerio Fois, il dirigente degli Affari Interni interpretato da Francesco Arca. Lui è un uomo che solo dopo la morte del fratello si è ritrovato a occuparsi dell’anziano padre malato di Alzheimer – quel genitore che continua a chiamarlo col nome del figlio che non c’è più – e che riversa gran parte della sua rabbia e del suo dolore proprio su Stella. Non si tratta, badiamo bene, di un antagonista classico: il suo è un personaggio duro in superficie ma fratturato nel profondo, e sarà lo scontro frontale con quella poliziotta ribelle, così opposta a lui in metodo e temperamento, a mettere in crisi tutte le sue certezze professionali e umane.
Location e paesaggi: il Sud Italia come protagonista silenzioso
C’è però un altro elemento, spesso sottovalutato nelle produzioni televisive, che in «La buona Stella» assume un rilievo quasi narrativo autonomo: le location. La serie, girata tra coste e borghi meno noti del Sud Italia – dal porto di Crotone a panorami selvaggi che sembrano sospesi nel tempo – svela scorci autentici, lontani dai soliti stereotipi turistici. Sono paesaggi che raccontano una marginalità bellissima e insieme aspra, specchio ideale di personaggi anch’essi ai margini della propria esistenza. La scelta registica di Brignone, in questo senso, non è mai puramente estetica: ogni inquadratura del mare o dell’entroterra calabrese sembra voler ricordare che la verità, in questa storia, si nasconde proprio lì, tra le pieghe di una natura che non concede sconti.
Un crime psicologico senza facili uscite
A differenza di molte fiction poliziesche che puntano tutto sull’azione o sul colpo di scena fine a sé stesso, «La buona Stella» insiste sulla componente psicologica, e lo fa senza mai cadere nella psicologia da manuale. Simone, il calciatore mancato, non è un eroe né una vittima sacrificale: è un uomo che cerca di sopravvivere alle proprie scelte sbagliate, così come Stella non è la poliziotta integerrima senza macchia. La loro relazione – complessa, ambigua, costellata di reciproche diffidenze – diventa il motore di un’indagine che è anche un’indagine interiore. La sparatoria del primo episodio, quella scelta che ha cambiato tutto, non viene rimossa né risolta in fretta: al contrario, continua a gravare sulle azioni di ciascuno, come un debito morale che nessuno sa come saldare. In questo senso, la serie si inserisce a pieno titolo nel solco del crime all’italiana più maturo, quello che non ha paura di rallentare il ritmo pur di scavare nelle contraddizioni umane.




