Macron: “Se attaccano Cipro, attaccano l'Europa”
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Redazione Esteri
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Il presidente francese Emmanuel Macron, atterrato nel fine settimana a Paphos per una visita lampo che gli ha poi consentito di raggiungere in elicottero il ponte di volo della portaerei Charles de Gaulle – il gruppo da battaglia francese attualmente dispiegato a largo di Creta –, ha voluto lanciare un messaggio chiarissimo tanto a Teheran quanto ai partner europei: la sicurezza dell’isola, membro dell’Unione dal 2004, non è una questione bilaterale tra Nicosia e i suoi alleati storici, ma rappresenta un fronte avanzato dell’intera architettura difensiva continentale. “Quando Cipro viene attaccata”, ha scandito il capo dell’Eliseo nel corso di una conferenza stampa congiunta con il presidente cipriota Nikos Christodoulides e il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis, “è l’Europa ad essere attaccata”. Una dichiarazione, questa, che giunge all'indomani dell'incursione di velivoli senza pilota – presumibilmente di fabbricazione iraniana e lanciati da postazioni in Libano – che nei giorni scorsi hanno preso di mira la base aerea britannica di Akrotiri, nella zona meridionale dell'isola, provocando danni limitati a una pista ma sollevando una polvere diplomatica e militare di proporzioni inedite per il Mediterraneo orientale.
La risposta francese tra scorta marittima e deterrenza
Oltre alla solidarietà politica, Macron ha messo sul piatto risorse consistenti: otto fregate, due portaelicotteri d’assalto anfibi e, come detto, la portaerei *Charles de Gaulle –* unità ammiraglia a propulsione nucleare che incarna la capacità di proiezione di potenza di Parigi – saranno ridispiegate nel quadrante che va dal Mediterraneo orientale al Mar Rosso, con un’attenzione particolare al tratto di mare antistante lo stretto di Hormuz. È qui, ha spiegato il presidente francese, che la Francia intende promuovere una missione “puramente difensiva” destinata a entrare in funzione una volta che “la fase più calda del conflitto” in Medio Oriente avrà ceduto il passo a un contesto meno incandescente. L’obiettivo, nel medio termine, consisterà nello scortare le navi portacontainer e le petroliere – e dunque nel riaprire gradualmente una via d’acqua cruciale per i flussi energetici globali – proteggendo al contempo il traffico mercantile da eventuali azioni di disturbo o ritorsione. Una missione, ha tenuto a precisare Macron, che Parigi sta mettendo a punto assieme a partner europei e non europei, citando in particolare interlocutori asiatici – tra cui l’India – fortemente dipendenti dalle forniture di greggio e gas che da quel passaggio obbligato dipendono.
L’attacco alla base di Akrotiri e le sue implicazioni
Il riferimento esplicito a Cipro, d’altra parte, non è affatto casuale: l’isola, oltre a essere una piattaforma avanzata per gli interessi europei, ospita due basi britanniche sovrane – Akrotiri e Dhekelia – retaggio coloniale che Londra continua a utilizzare per operazioni di sorveglianza e intelligence sull’intera regione. Proprio Akrotiri, il 28 febbraio, è finita nel mirino di un drone – secondo le ricostruzioni un *Shahed* di produzione iraniana – che ha centrato una infrastruttura aeroportuale, costringendo le autorità cipriote a chiudere temporaneamente lo scalo di Paphos e a riprogrammare i voli. Un attacco che, sebbene di modesta entità sul piano puramente militare, ha acquistato un valore simbolico enorme: per la prima volta un territorio dell’Unione europea veniva deliberatamente colpito nell’ambito della ritorsione iraniana seguita all’offensiva congiunta israelo-americana. “La difesa di Cipro”, ha ribadito Macron ai giornalisti, “è una questione chiave per il paese, per i suoi vicini – a cominciare dalla Grecia – e per la Francia, e con essa per l’Unione”.




