Rivoluzione autovelox, il decreto Salvini cambia tutto: i 3.150 dispositivi in regola

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La lunga querelle sugli autovelox italiani, che per anni ha alimentato un contenzioso senza precedenti tra automobilisti ed enti locali, è arrivata a una svolta epocale. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto firmato dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, viene finalmente introdotta una disciplina organica per l'omologazione, la taratura e la verifica di funzionalità dei dispositivi di rilevazione della velocità.

Un provvedimento atteso da 34 anni, che mira a fare chiarezza su un tema tecnico dalle conseguenze molto concrete, definendo un quadro normativo unico per l'intero territorio nazionale e ponendo fine, almeno nelle intenzioni del legislatore, alla stagione dei ricorsi facili basati sulla mancata omologazione degli apparecchi.

Addio giungla: ecco quali autovelox restano accesi

Una delle novità più rilevanti del decreto riguarda il censimento e la regolarizzazione degli apparati esistenti. Come riportato da diverse fonti, su un totale di circa 4.060 dispositivi censiti a livello nazionale, ben 3.150 risultano già conformi ai nuovi requisiti e quindi potenzialmente operativi, mentre circa 850 sono stati disattivati e restano sospesi fino al completamento della procedura di omologazione. Il ministro Salvini ha parlato di un passaggio da "una giungla di oltre 10.000 autovelox, spesso nascosti e a ripetizione", a poco più di 3.000 apparecchi regolari, sottolineando come l'obiettivo sia mettere fine a quelle che definiva "tasse occulte" per gli automobilisti, non legate alla sicurezza stradale. La piattaforma telematica del Ministero, in cui i Comuni hanno dovuto inserire i dati dei propri dispositivi, rappresenta ora lo strumento ufficiale per consultare l'elenco degli autovelox in regola.

Le nuove regole tecniche: precisione e privacy al centro

Il decreto non si limita a fare pulizia tra i vecchi apparecchi, ma introduce per la prima volta requisiti tecnici estremamente precisi per l'omologazione di nuovi prototipi. Per essere omologato, un autovelox dovrà dimostrare un tasso di rilevamento dei veicoli almeno del 90%, una corretta associazione tra velocità e veicolo nel 95% dei casi e la stessa percentuale di precisione per il riconoscimento delle targhe.

Quanto alla misurazione della velocità, la differenza tra il valore rilevato e quello reale non potrà superare i 3 km/h fino a 100 km/h, e il 3% oltre questa soglia. Particolare attenzione è stata riservata anche alla tutela della privacy: per i sistemi con riprese frontali, le immagini dovranno oscurare automaticamente i volti delle persone a bordo prima della validazione della multa, e tutti i dati dovranno essere cifrati e firmati digitalmente per garantirne autenticità e integrità.

La questione irrisolta dei ricorsi e le reazioni

Nonostante la portata storica del provvedimento, la partita non è ancora chiusa. Il decreto, che equipara a omologazioni i decreti di approvazione per i modelli più diffusi risalenti fino al 2017, ha già scatenato nuove polemiche. L'associazione Altvelox ha presentato una denuncia-esposto contro il ministro Salvini e il Mit, contestando la legittimità dell'articolo 6 che consente questa "conversione generalizzata" e chiedendo alla magistratura di verificare se le prove tecniche che giustificano tali omologazioni esistano realmente.

Il nodo resta quello giuridico, già sollevato dalla Cassazione, sulla differenza tra "approvazione" e "omologazione": un decreto ministeriale può forse colmare questo vuoto normativo, ma la questione di fondo rimane aperta e potrebbe generare una nuova ondata di contenziosi, come temono le associazioni di consumatori. Il decreto non ha effetto retroattivo, quindi non cancella le multe già contestate, ma il suo impatto sui ricorsi futuri è già oggetto di dibattito tra giuristi e automobilisti.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.