Tajani conferma sostegno a diplomatici in Iran e Israele, mentre la sinistra italiana polemizza
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto questa mattina una serie di colloqui telefonici con gli ambasciatori italiani a Teheran, Paola Amadei, e a Tel Aviv, Luca Ferrari, per valutare la situazione dei connazionali alla luce dell’escalation tra Israele e Iran. Durante le conversazioni, Tajani ha ribadito il pieno appoggio del governo non solo ai due diplomatici, ma anche agli staff delle ambasciate e del consolato a Gerusalemme, impegnati in ore di estrema tensione.
Mentre il mondo trattiene il fiato di fronte a uno scenario che potrebbe precipitare in un conflitto aperto, la sinistra italiana – anziché concentrarsi sulla gravità della crisi – ha scelto di alimentare polemiche sterili contro l’esecutivo. Schlein, Conte e Bonelli, invece di condannare senza riserve il regime degli ayatollah, hanno preferito attaccare Tajani e il governo, che da venerdì notte opera in stato di massima allerta. Una deriva che ha suscitato perplessità, soprattutto considerando la posta in gioco.
Davanti alle commissioni Esteri riunite di Camera e Senato, Tajani ha espresso con fermezza la posizione italiana: «Di fronte a una minaccia nucleare, non può esservi alcuna ambiguità». Il ministro ha sottolineato come l’Iran, nonostante la fatwa emessa da Ali Khamenei che vieta l’uso di armi atomiche in nome dell’Islam, rappresenti un pericolo concreto. Fonti dell’intelligence israeliana, del resto, sostengono che Teheran potrebbe disporre di dieci testate nucleari e duemila missili balistici entro sei mesi.
«Israele ha il diritto di difendersi», ha aggiunto Tajani, chiudendo ogni spazio a equivoci sulla legittimità dell’attacco israeliano. Una presa di posizione netta, che stride con le divisioni della sinistra, incapace di trovare una linea comune mentre la crisi mediorientale entra in una fase critica. Le parole del ministro, del resto, riflettono una preoccupazione reale: quella di un Iran che, nonostante le smentite, potrebbe essere più vicino al nucleare di quanto si creda




