Lavoro 2035, addio al capo tradizionale: manager orchestratore e team ibridi

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ECONOMIA

Redazione Economia Redazione Economia   -   Tra dieci anni, o forse anche prima se consideriamo la velocità con cui l’intelligenza artificiale sta permeando i processi aziendali, il mondo del lavoro non sarà né distopico né irriconoscibile.

Sarà piuttosto un ecosistema popolato da team ibridi, dove persone e strumenti di intelligenza artificiale collaboreranno in modo sinergico, quasi simbiotico.

A delineare questo scenario – che per molti potrebbe sembrare una promessa o, al contrario, una minaccia – è il white paper dell’Osservatorio HR Innovation della School of Management del Politecnico di Milano, realizzato insieme a Indeed. italiaoggi +3

L’etichetta scelta per fotografare il fenomeno è “Human-Tech Workforce”, una definizione che racchiude una tesi di fondo tanto chiara quanto controintuitiva: più l’IA avanza nelle sue capacità tecniche, più il contributo umano – quello fatto di creatività, etica e pensiero critico – diventa un fattore decisivo per la competitività delle imprese. repubblica +3

Manager orchestratore: addio alla supervisione gerarchica

Il manager tradizionale, quello che conosciamo come supervisore gerarchico o figura di controllo, è destinato a scomparire dagli organigrammi. Al suo posto – se davvero le azienze sapranno cogliere il cambiamento – arriverà una figura completamente diversa: l’orchestratore di team ibridi.

Non più un capo che impartisce ordini dall’alto, ma un professionista capace di far dialogare l’intuito umano con la potenza di calcolo degli algoritmi. forbes +3

Le nuove generazioni, va detto, mostrano ormai scarso interesse per le posizioni manageriali classiche; le associano a stress cronico, a un bilanciamento vita-lavoro negativo e a una burocrazia asfissiante. Serviranno invece grandi capacità di gestione della complessità, un solido pensiero sistemico e competenze tecnologiche non banali.

La trasformazione, a ben guardare, è già iniziata: la ricerca parla chiaro e il messaggio per chi guida le risorse umane è netto. oglioponews +3

Le competenze come nuova moneta di scambio

Se nel passato il valore di un professionista si misurava in anni di esperienza o in titoli di studio, nel 2035 la valuta sarà un’altra: le competenze, intese come capacità dinamiche e aggiornabili in tempo reale. L’obsolescenza corre velocissima, molto più rapida rispetto a dieci o vent’anni fa.

Il 64% delle organizzazioni, secondo le proiezioni dello studio, prevede un massiccio arricchimento delle competenze legate all’IA per la maggior parte dei ruoli. sky +3

Per il 56,3% dei lavoratori, inoltre, la possibilità di accedere a percorsi di formazione continui è già oggi una leva attrattiva di primissimo piano, spesso più rilevante della retribuzione immediata.

Le aziende, dunque, dovranno andare a caccia di profili “skill-hungry”, persone cioè che non temono l’apprendimento quotidiano, anzi lo cercano come un bisogno primario. Non basterà più assumere chi “sa già fare”: servirà trovare chi vuole imparare sempre, disimparando altrettanto velocemente ciò che diventa inutile. key4biz +3

Selezione più veloce ma fiducia in calo

L’intelligenza artificiale sta cambiando anche i processi di selezione, rendendoli più efficienti ma al contempo più opachi. Già oggi il 69% delle aziende utilizza l’IA per automatizzare l’analisi dei curriculum, un dato che salirà nei prossimi anni.

Un numero minore, fermo al 22% delle direzioni HR, sfrutta gli algoritmi per suggerire in modo proattivo ai candidati le posizioni più affini al proprio profilo, anticipando così la domanda di lavoro.

L’evoluzione prevista porta verso un reclutamento predittivo, capace di intercettare talenti prima ancora che questi inviino una candidatura formale. italiaoggi +3

Restano però aperti nodi cruciali: i bias algoritmici, la perdita della componente umana nelle decisioni sensibili di assunzione o promozione, il rischio concreto di erodere il know-how individuale e organizzativo riducendo tutto a dati. L’equilibrio tra efficienza tecnologica e controllo umano rappresenta la prima sfida concreta per chi gestisce le risorse umane. E non è un dettaglio da poco. key4biz +3

La crisi della rilevanza umana

C’è un dato, però, che sfugge alle analisi puramente quantitative e che dovrebbe far riflettere chi oggi pianifica il futuro: il 22% dei lavoratori ritiene che l’IA stia avendo un impatto negativo sul significato stesso del lavoro. Non sulla produttività, non sul salario, ma sul senso profondo di ciò che si fa ogni giorno. Gli esperti parlano ormai di “human mattering crisis”, una crisi della rilevanza umana. repubblica +3

Per contrastarla, le job description non potranno più limitarsi a elencare compiti e requisiti tecnici; dovranno esplicitare il valore del ruolo e l’impatto che quel lavoro ha sulle persone e sulla società.

Allo stesso tempo, il 45,1% dei lavoratori chiede trasparenza sullo scopo sociale dell’azienda per cui lavora, un segnale che il profitto non è più l’unico faro.

Sul fronte dei servizi, le richieste sono precise: assistenza sanitaria per il 68,8% delle persone, supporto ai caregiver per il 54,9%, benessere psicologico per la metà esatta dei dipendenti. larena +3

Solo il 32% delle organizzazioni, però, ha implementato o pianificato politiche di trasparenza salariale. E sulla diversità e inclusione, il 63% delle imprese italiane si dichiara ancora in fase iniziale o di semplice consolidamento. La strada, insomma, è ancora lunga. larena +3

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