F1, Wolff e l’aduo: “strumento per recuperare, non per superare”
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Redazione Sport
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La sosta primaverile, quella che solitamente separa le prime trasferte extraeuropee dal ritorno in pista, non ha mai rappresentato un vero e proprio momento di stasi per i vertici della Formula 1. Anzi, è proprio in queste settimane – complice la cancellazione degli appuntamenti in Bahrain e Arabia Saudita per la crisi in Medio Oriente – che si è intensificato il cosiddetto “dibattito sugli sviluppi”, una guerra silenziosa ma già caldeggiata fin dall’avvio della stagione. Tra i dossier più spinosi, spicca senza dubbio quello relativo all’ADUO, il meccanismo regolamentare pensato per consentire ad alcuni motoristi in difficoltà tecnica di introdurre aggiornamenti sulle proprie Power Unit. A provare a fare chiarezza, nel corso di un incontro riservato con una ristretta cerchia di giornalisti selezionati (tra cui AutoRacer e Automoto), è stato il team principal della Mercedes, Toto Wolff.
L’affondo di Wolff: la Fia deve blindare il sistema
Wolff, che raramente lascia al caso i messaggi veicolati attraverso i media, si è mostrato particolarmente deciso nel tracciare i confini entro cui, a suo avviso, l’ADUO dovrebbe operare. Lo strumento, introdotto con il regolamento tecnico 2026, è stato concepito per offrire una rete di salvataggio ai costruttori in crisi prestazionale, permettendo loro di ridurre il divario dalla vetta. Tuttavia, il manager austriaco ha voluto sottolineare con forza un principio che a suo giudizio rischia di essere travisato: “L’ADUO è uno strumento per recuperare, non per superare”. Nessuna ambiguità, dunque, nel suo ragionamento: recuperare terreno sì, ma senza alterare gli equilibri al punto da sovvertire le gerarchie esistenti. Il timore, non troppo velato, è che qualche motorista possa utilizzare la deroga come una leva per scavalcare i rivali, anziché limitarsi a colmare un gap oggettivo.
I buchi regolamentari e il ruolo della Fia
Dal canto suo, la Federazione si trova ora a dover dribblare una serie di vere e proprie falle normative. Dal 4 maggio, dopo il Gran Premio di Miami, l’organo di governo della Formula 1 inizierà a studiare in pianta stabile il sistema ADUO per la stagione 2026; l’obiettivo dichiarato è blindare il regolamento, evitando che i motoristi possano aggirarlo in modo fraudolento. Non si tratta di un dettaglio tecnico secondario, perché gli errori nella concessione della deroga rischierebbero di compromettere l’equilibrio dell’intera categoria. Wolff, in questo senso, ha indirizzato una critica piuttosto esplicita alla Fia stessa, quasi come per metterla in guardia: se le norme non saranno abbastanza precise, qualche squadra (e nel mirino finisce inevitabilmente anche la Ferrari, vista la sua tradizione di motorista di primo piano) potrebbe tentare di approfittarne. Nessuna prova, ovviamente, ma un sospetto che aleggia nei corridoi del paddock.
Un messaggio studiato e nessuna concessione al caso
Quando si tratta di usare i media per inviare segnali ai rivali e alla stessa Federazione, Toto Wolff non lascia mai nulla all’improvvisazione. Anche in questa occasione, le sue parole – filtrate attraverso pochi giornalisti selezionati – hanno avuto il sapore di un avvertimento preciso. Non ci sono state frasi di circostanza né dichiarazioni a effetto; piuttosto, una posizione chiara e articolata, che parte dal presupposto che l’attuale equilibrio dei valori in pista debba essere modificato il meno possibile. Del resto, il manager della Mercedes sa bene che qualsiasi apertura normativa, per quanto nobile nelle intenzioni, può trasformarsi in un’arma a doppio taglio. La sua linea, dunque, è netta: l’ADUO serve a chi è indietro, ma non deve diventare un moltiplicatore di prestazioni tale da ribaltare la classifica. E in questo ragionamento, la differenza semantica tra “recuperare” e “superare” diventa una barricata lessicale su cui Wolff non intende transigere.




