Morta Maria Sole Agnelli, l'imprenditrice agricola che difese la sua terra dalla discarica
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Redazione Sport
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Si è spenta all'età di cento anni Maria Sole Agnelli, figura di spicco della nota famiglia torinese, la cui esistenza si è dipanata tra le sale dei consigli di amministrazione e i campi dell'Agro Romano. La donna, sorella dell'Avvocato Gianni Agnelli, non fu soltanto una longeva testimone della storia industriale italiana, ma anche una personalità capace di scelte autonome e di un forte radicamento territoriale. Dagli anni Cinquanta, infatti, elesse a sua dimora principale una tenuta agricola a Torrimpietra, frazione del comune di Fiumicino, allontanandosi dai clamori cittadini per dedicarsi alla gestione diretta dell'azienda. Lì, circondata dalla natura e dagli animali che tanto amava, cavalli e cani su tutti, condusse per decenni una vita riservata, lontana dai riflettori che invece inseguivano costantemente il resto della dinastia.
Un impegno civile che parte dal territorio
Il suo legame con i luoghi che scelse di abitare non fu mai meramente estetico o di convenienza, ma si tradusse in un coinvolgimento attivo e spesso determinante. Dopo la scomparsa del marito, il conte Ranieri Campello della Spina, avvenuta nel 1959, assunse la guida amministrativa del piccolo comune umbro di Campello sul Clitunno, dove la coppia risiedeva. Venne eletta sindaca nel 1960, raccogliendo un consenso larghissimo con una lista civica, e mantenne la carica per un intero decennio, segnando profondamente quella comunità con il suo operato. Parallelamente, il suo attaccamento alla campagna di Torrimpietra la portò, in tempi più recenti, a battaglie ambientali molto concrete. Non esitò a scendere in strada, insieme ad altri cittadini, per opporsi con fermezza alla realizzazione di una discarica nelle vicinanze della sua tenuta, dimostrando come la difesa del territorio e del paesaggio fosse per lei un principio non negoziabile, da perseguire con tenacia al di là della propria estrazione sociale.
Il segno culturale e il lascito istituzionale
Accanto all'impegno locale, il suo nome rimane indissolubilmente legato alla presidenza della Fondazione Agnelli, ruolo che ricoprì fino al 2018, guidandone le attività con una visione colta e attenta alle dinamiche sociali e scolastiche del Paese. Sotto la sua guida, l'ente consolidò il suo profilo come centro di studi e promotore di iniziative nell'ambito dell'istruzione e della formazione, lasciando un'impronta tuttora riconoscibile. La sua passione per i cavalli, poi, trovò espressione nella conduzione di una scuderia personale, aspetto che completa il ritratto di una personalità poliedrica, capace di coniugare rigore manageriale, sensibilità ambientale e amore per le tradizioni legate alla terra. La sua scomparsa, avvenuta il 26 dicembre 2025, chiude un secolo di vita che ha attraversato e contribuito a diversi capitoli della storia italiana, dal secondo dopoguerra ai giorni nostri, sempre mantenendo una linea di condotta discreta ma ferma.
Un patrimonio di azioni oltre i cognomi
La notizia della morte ha ovviamente riportato l'attenzione sul suo illustre cognome e sui suoi famigliari, tra cui il nipote John Elkann, attuale presidente di Stellantis. Tuttavia, il ricordo che emerge con maggiore forza dai luoghi che ha abitato e dalle istituzioni che ha guidato è quello di una donna dalla forte autonomia di pensiero. Seppe ritagliarsi uno spazio personale e operativo distinto, lontano dalle logiche puramente industriali della famiglia di origine, dedicandosi con pari intensità alla promozione culturale, all'amministrazione pubblica di piccoli centri e alla tutela concreta dell'ambiente in cui viveva. La sua figura, per chi la conobbe direttamente o ne studiò l'operato, resta esemplare per una dedizione civile che seppe esprimersi su piani diversi, ma tutti ugualmente caratterizzati da una profonda coerenza e da un amore viscerale per l'Italia delle sue campagne e delle sue comunità più autentiche.




