Federica Brignone in testa dopo la prima manche del gigante, Goggia è terza

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’aria di casa, si sa, talvolta comprime i polmoni anziché gonfiarli, eppure per Federica Brignone, su quella neve che definisce “facilissima”, il peso delle aspettative sembra essersi trasformato in una spinta gentile ma inesorabile verso il basso. Sulla pista Olimpia delle Tofane, la campionessa valdostana, già oro in supergigante in questi Giochi di Milano Cortina 2026, ha letteralmente dettato legge nella prima manche del gigante femminile, fermando il cronometro sul tempo di 1 minuto, 3 secondi e 23 centesimi, un crono che al momento della sua discesa ha riscritto la gerarchia provvisoria della gara -1-6. Un vantaggio di trentaquattro centesimi nei confronti della tedesca Lena Duerr, e di quarantasei su Sofia Goggia, che per l’occasione indossa i panni della terza forza, seppur provvisoria, di questa competizione -7. Il tracciato, come ha tenuto a sottolineare la stessa Brignone ai microfoni presenti al cancelletto, non presentava insidie particolari, nessun passaggio “speciale” come lo ha definito lei, se non la necessità di interpretare con intelligenza i cambi di terreno e di attaccare con pulizia, un’esecuzione che lei ha definito “corretta, a tutta”, e che le è riuscita bene -1-9. La campionessa ha anche raccontato l’adrenalina provata nel momento in cui, fuori dal cancelletto di partenza, ha percepito il boato del pubblico provenire dal basso, un rumore che ha definito “bellissimo” e che certamente contribuisce a rendere l’atmosfera olimpica qualcosa di unico e incomparabile -1-7.

Se per Brignone la prestazione è parsa in qualche modo lineare, quasi una conseguenza logica del suo stato di grazia, per Sofia Goggia il terzo posto provvisorio porta con sé il sapore di una piacevole sorpresa, una di quelle che fanno bene al morale e alimentano la fiducia in vista della seconda manche. La bergamasca, dal canto suo, ha confessato una certa perplessità iniziale, non aspettandosi di trovarsi così in alto dopo una prima parte di gara in cui, come ha ammesso, non si sentiva perfettamente dentro al ritmo richiesto da una disciplina tecnica come il gigante -1-9. “Nella parte alta – ha spiegato Goggia – non mi sentivo così nel ritmo da gigante”, ma poi, una volta entrata nel settore più veloce e scorrevole del tracciato, le sensazioni sono cambiate, restituendole quella confidenza con la neve che solo le grandi campionesse sanno ritrovare in frazioni di secondo -1. La sua analisi a caldo si è concentrata sulla necessità di rimanere concentrate, di sfruttare al meglio la posizione acquisita, sottolineando peraltro quanto questa disciplina, il gigante, rappresenti per lei un pilastro fondamentale, “la base – ha detto – anche per andare forte in velocità” -1-6. Un’affermazione, la sua, che chiarisce quanto tenga a questa gara e a questo risultato, al di là del colore della medaglia che eventualmente potrebbe arrivare.

Il quadro delle italiane, in questa prima frazione di gara, si completa con le prestazioni di Lara Della Mea e Asja Zenere, le quali, pur non essendo al momento in lotta per le posizioni che contano, hanno comunque portato a termine una discesa utile per accumulare esperienza in un contesto così prestigioso. Della Mea, partita con il pettorale numero 12, ha chiuso con un ritardo di un secondo e diciannove centesimi dalla sua compagna di squadra, una distanza che la colloca al quindicesimo posto provvisorio, mentre Zenere, con il venticinque sulle spalle, ha accusato un distacco maggiore, un secondo e novanta centesimi, che al momento vale la ventunesima piazza -6-7. Più indietro, ma sempre nel vivo della gara, troviamo atlete del calibro di Lara Colturi, la giovane ex italiana ora alfiere dell’Albania, che condivide la quarta posizione con la svedese Sara Hector, campionessa uscente, e la norvegese Thea Louise Stjernesund, tutte ferme a settantaquattro centesimi dalla vetta, mentre Mikaela Shiffrin, reduce da un avvio di Olimpiade non semplice, è settima a un secondo e due -6-7.

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