Don Coluccia e la Gorilla Gang: il prete in campo mentre la droga corre su Telegram

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Don Antonio Coluccia cammina con il megafono sotto i portoni dei palazzi di Tor Bella Monaca, Quarticciolo, San Basilio, Laurentino. Nato nel Salento, ex operaio, ha fatto della strada la sua parrocchia: una "pastorale in uscita" che lo porta nei quartieri a rischio di Roma a invitare i giovani a rifiutare la droga e il reclutamento dei clan. La sua voce, amplificata dall'aggeggio che stringe in mano, è diventata un rumore scomodo per chi gestisce le piazze di spaccio della Capitale.

Una villa confiscata al boss diventata casa di accoglienza

L'impegno di Coluccia non si esaurisce nelle passeggiate della legalità. Ha fondato l'Opera don Giustino per gli emarginati e ha trasformato una villa confiscata a un boss della malavita romana in una casa di accoglienza. Nella struttura, che sorge su un bene già appartenuto a Salvatore Nicitra, trovano posto persone senza dimora e uomini separati in condizioni di emergenza abitativa. Il sacerdote vive sotto scorta da anni: la sua presenza costante nelle piazze di spaccio gli è valsa minacce e attentati, tra cui colpi d'arma da fuoco contro la sua auto.

Ordini su Telegram, pagamenti in Bitcoin

Mentre il prete cammina tra i palazzi, c'è chi ha spostato lo spaccio altrove. I Carabinieri della Compagnia di Frascati, coordinati dalla Procura di Roma, hanno eseguito un'ordinanza di misure cautelari nei confronti di quattro persone: tre agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico e una con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Le accuse, a vario titolo, sono di spaccio e detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti e autoriciclaggio.

L'indagine, condotta con il contributo della Sezione Criptovalute del Comando Carabinieri Antifalsificazione Monetaria, si è sviluppata tra dicembre 2022 e novembre 2023.

La rete che partiva dai Castelli Romani

Il gruppo gravitava nei quartieri Borghesiana e Finocchio e gestiva gli ordini attraverso un canale Telegram denominato "Gorilla Gang", con oltre 4.500 iscritti. I clienti ordinavano marijuana e hashish direttamente dal proprio smartphone; i pagamenti avvenivano in Bitcoin, le consegne a domicilio. La base logistica si trovava nei comuni di Monte Compatri e Monte Porzio Catone. I carichi provenivano dagli Stati Uniti e dalla Spagna e venivano recapitati presso punti di ritiro Indabox, dove gli indagati li recuperavano.

Nel corso delle indagini sono stati sequestrati circa 53 chili di marijuana e oltre 7,6 chili di hashish. Gli investigatori hanno inoltre raccolto indizi su un acquisto immobiliare nel comune di San Cesareo, pagato in contanti e ritenuto provento dell'attività illecita.

La reazione nei quartieri

Nei giorni scorsi, nel quartiere Don Bosco, una fiaccolata contro l'illegalità ha attraversato le strade dove poche settimane prima erano esplose due bombe carta. In testa al corteo c'era ancora una volta Coluccia. "Quando utilizzano bombe, quando gambizzano le persone, non vi abituate mai", ha gridato al megafono, mentre dai balconi in tanti applaudivano. Il sacerdote ha più volte denunciato che le piazze di spaccio si ripopolano appena terminano i presidi delle forze dell'ordine.

A Quarticciolo, in un video diffuso nei mesi scorsi, mostrava i pusher allontanarsi al suo arrivo per poi tornare poco dopo. "Noi annunciamo che qui faremo dei presidi civici ed evangelici", aveva detto, "per esortare le coscienze dei cittadini".

Il reclutamento dei giovanissimi

La partita, secondo il prete salentino, si gioca sul terreno del consenso e della presenza. In un incontro davanti a trecento studenti, ha spiegato il suo metodo: "Datemi un pallone e vi faccio vedere come li tolgo dalla droga". La ricetta è presenza costante, relazione, alternative concrete. Ha aperto una palestra sociale a San Basilio perché, dice, bisogna dare ai giovani un posto dove "prendere a pugni" la malavita.

Nel 2025, secondo i dati della relazione annuale al Parlamento sul consumo di sostanze stupefacenti, più di un ragazzo su quattro ha assunto almeno un tipo di droga e sono state registrate 94 nuove sostanze psicoattive. Numeri che il sacerdote legge come una chiamata all'azione: la droga, ripete, è uno strumento di potere che si alimenta di indifferenza.

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