Il Pd e Gratteri portano il fronte del No a Napoli, Manfredi avverte sullo scontro istituzionale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il teatro Diana, nel cuore del Vomero, si è trasformato nell’epicentro campano della campagna per il referendum costituzionale sulla giustizia, e la risposta popolare è andata ben oltre le previsioni. Mentre all’interno della struttura, gremita in ogni ordine di posto, prendeva il via l’iniziativa “La staffetta per la Costituzione: è giusto dire No”, all’esterno un centinaio di persone è rimasto fuori, addossato alle porte ormai chiuse per motivi di sicurezza, a testimonianza di una mobilitazione che attraversa trasversalmente il mondo giuridico e quello della società civile. A dirigere i lavori sul palco è stata Carmen Lasorella, la quale ha sottolineato come la riforma tocchi la vita di tutti i cittadini, rendendo necessario un confronto a più voci. Tra i relatori, a dare sostanza al dibattito, c’erano il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, il procuratore generale presso la Corte d’Appello Aldo Policastro e Raffaele Cantone, attualmente procuratore capo di Perugia ma prossimo al trasferimento alla procura di Salerno, tutti schierati per l’abrogazione.

Un confronto che accende il dibattito sui principi costituzionali

La presenza di Gratteri ha inevitabilmente catalizzato l’attenzione, forte delle sue recenti e nette dichiarazioni contro la riforma. Il procuratore, che in queste settimane sta usando i suoi giorni di ferie per portare avanti la campagna per il No, ha più volte definito l’impianto della riforma come ispirato da una visione distorta del ruolo del pm, arrivando a citare, in altri contesti, nomi come Licio Gelli e Silvio Berlusconi come padri putativi di un’idea che vorrebbe un pubblico ministero con il “cappello in mano” davanti al giudice. Al Diana, il suo intervento si è inserito in un coro di voci che vedono nella modifica costituzionale non tanto una soluzione ai ritardi della giustizia, quanto piuttosto un meccanismo per delegittimare la magistratura come potere di controllo. Non è un caso che il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, intervenendo sul tema, abbia voluto lanciare un monito preciso: lo scontro in atto tra politica e magistratura rappresenta un precedente estremamente grave, perché mina quel rispetto istituzionale e quell’equilibrio tra i poteri che stanno alla base dell’architettura democratica, aggiungendo di prevedere un’affermazione larga del No nella città partenopea.

La macchina del Partito Democratico in vista del voto

Parallelamente all’evento organizzato dal comitato degli avvocati, si inserisce la mobilitazione ufficiale del Partito Democratico. Elly Schlein, segretaria del partito, è attesa a Napoli domani, martedì 17 marzo, alle 17.30, per l’ultima tappa del suo tour nazionale “Vota No per difendere la Costituzione”, in preparazione al voto del 22 e 23 marzo. La scelta della città non è casuale, vista la forte tradizione di opposizione a riforme percepite come lesive della Carta, e si innesta in un clima in cui esponenti dem come la senatrice Enza Rando hanno già duramente attaccato la maggioranza, accusandola di alimentare un conflitto permanente con la magistratura attraverso dichiarazioni che definiscono gravissime. Il partito, attraverso i suoi rappresentanti, insiste nel definire la riforma come una “deriva demagogica” che non affronta i veri problemi della lentezza processuale, limitandosi a dividere il Csm e a sottrarre indipendenza alla funzione requirente. L’obiettivo della segretaria sarà quello di catalizzare l’elettorato di centrosinistra e non solo, cercando di allargare quel fronte del No che, a Napoli come nel resto del paese, si va compattando intorno all’idea di un presidio costituzionale da difendere contro quella che viene dipinta come una riforma di stampo autoritario.

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