Meta AI su WhatsApp: l’intelligenza artificiale che non si può (ancora) silenziare
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Redazione Scienza e Tecnologia
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L’arrivo di Meta AI su WhatsApp, sbarcato anche in Italia e nel resto d’Europa, sta dividendo gli utenti. Se da un lato c’è chi accoglie con curiosità la novità, dall’altro crescono le proteste per l’impossibilità di disattivare definitivamente l’assistente basato sull’intelligenza artificiale generativa. L’icona, un cerchio cangiante dal blu al lilla posizionata nell’angolo inferiore destro dello schermo, è diventata il simbolo di un dibattito che tocca privacy, usabilità e la mancanza di scelta concessa agli utenti.
WhatsApp, acquisito da Meta nel 2014, ha integrato progressivamente strumenti legati all’ecosistema del gruppo, ma l’introduzione forzata di Meta AI rappresenta un salto ulteriore. L’assistente, progettato per rispondere a domande o generare contenuti, non può essere rimosso dall’interfaccia, né esiste un’opzione nelle impostazioni per disabilitarlo. Una scelta che ha sollevato malumori, soprattutto tra chi considera l’icona invasiva o semplicemente superflua.
Al momento, le uniche contromisure possibili sono parziali. Gli utenti possono archiviare o eliminare la chat dedicata a Meta AI, evitare di menzionarlo nelle conversazioni di gruppo – dove altrimenti interverrebbe automaticamente – e disattivarne le notifiche. Soluzioni che, però, non cancellano la presenza dell’icona, destinata a rimanere visibile ogni volta che si apre l’applicazione.




