LeBron James ancora nella storia: a 41 anni la tripla doppia che batte ogni record

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Quando si pensa di aver visto ormai tutto, di aver archiviato ogni possibile primato nella mente come fosse merce di un catalogo ormai saturo, ecco che LeBron James trova il modo di riscrivere nuovamente i libri di storia della pallacanestro mondiale. Nella notte italiana, al termine di una partita che i suoi Los Angeles Lakers hanno dominato contro i Dallas Mavericks con un netto 124-104, il numero 23 ha messo a referto una prestazione da 28 punti, 12 assist e 10 rimbalzi. Non è tanto la tripla doppia in sé – la centoventitreesima in carriera per lui, la quinta di sempre nella lega – a fare notizia, quanto l’età con la quale è stata confezionata: 41 anni e 44 giorni. Un traguardo che nessuno, prima d’ora, aveva mai nemmeno sfiorato, se si considera che il precedente primato apparteneva a Karl Malone, il quale riuscì nell’impresa quando di anni ne aveva 40 e 127, sempre con la canotta dei Lakers, nel lontano novembre del 2003.

La partita, l’ultima prima della pausa per l’All-Star Game, sembrava poter scivolare via senza particolari scossoni emotivi, almeno fino a quando, a due minuti e sei secondi dalla sirena finale, James non ha catturato il suo decimo rimbalzo. Da lì, la consapevolezza di aver fatto ancora una volta centro, di aver allungato il limite invalicabile del “giocatore infinito” di qualche metro ancora più in là. L’atmosfera al crypto.com Arena si è fatta elettrica, e quando poco dopo è stato sostituito – con il figlio Bronny James in campo a condividere quel momento – l’intero palazzetto gli ha tributato una standing ovation che aveva il sapore dell’omaggio a un monumento ancora in attività. Bisogna tornare indietro con la memoria al febbraio dell’anno precedente per trovare l’ultima tripla doppia di LeBron, quella notte a New York passata alla storia però per ben altro motivo, ovvero lo scambio improvviso che portò Luka Doncic a Los Angeles. Da allora, diversi tentativi erano andati a vuoto, ma ieri sera, complice anche l’assenza dello stesso Doncic tenuto a riposo per un affaticamento muscolare, James ha preso per mano la squadra.

L’assenza di Doncic e la prova d’autore del numero 23

Privo della sua stella slovacca, il coach dei Lakers, JJ Redick, ha chiesto ai suoi veterani uno sforzo ulteriore, e James ha risposto presente fin dalla palla a due. Nel primo quarto, per intenderci, aveva già messo insieme 14 punti e 6 assist, trascinando la squadra in una progressione offensiva che i Mavericks, apparsi svuotati di energie e forse anche di motivazioni, non sono mai riusciti a contenere. A dirla tutta, la difesa di Dallas ha concesso troppo, e il divario si è accentuato nel corso della gara, ma togliere merito a chi in campo c’era e dominava sarebbe ingeneroso. All’intervallo lungo, James viaggiava già con 18 punti, 8 assist e 4 rimbalzi, numeri che lasciavano presagire che la serata potesse riservare l’ennesima perla. E infatti, nel terzo quarto, sono arrivate le doppie cifre nei passaggi vincenti, mentre i rimbalzi tardavano ad arrivare: qualche tentativo di Austin Reaves di soffiargli letteralmente la palla a rimbalzo – cosa che gli è valsa una presa in giro generale dalla panchina – ha solo ritardato di pochi minuti l’appuntamento con la storia.

Una stagione vissuta tra acciacchi fisici e voglia di competere

La prestazione di Los Angeles, va detto, assume contorni ancora più impressionanti se inquadrata nel contesto di una stagione, la ventitreesima per lui, vissuta fin qui a singhiozzo a causa di problemi fisici. La sciatica lo ha costretto a saltare le prime quattordici gare, e in totale le assenze sono state diciotto, un numero che lo ha reso di fatto non eleggibile per la selezione dell’All-NBA Team, nonostante la chiamata per l’All-Star Game di domenica all’Intuit Dome sia regolarmente arrivata. La media punti, attestata intorno ai 21.8 a partita, potrebbe far sorridere se paragonata ai canonici standard del giocatore, ma è la completezza del suo apporto a fare la differenza: 6.9 assist e 5.7 rimbalzi a sera che parlano di un giocatore capace di incidere in ogni aspetto del gioco nonostante l’età anagrafica continui a salire. Durante la gara contro Dallas, la sensazione era quella di un atleta che, quando decide di alzare il proprio livello, riesce ancora a essere superiore alla media della lega, un pensiero che lo stesso James ha lasciato trasparire nell’intervista post-partita, parlando della capacità di accendere l’interruttore quando serve.

Il paragone con Karl Malone, in questo frangente, non è solo statistico, ma anche simbolico: il “Mailman” chiuse la sua carriera a 42 anni, ma le sue ultime stagioni furono l’ombra del campione che era stato. LeBron, al contrario, continua a produrre a livelli da stella, e non è un caso che nelle prime quindici posizioni della classifica dei più anziani autori di triple doppie ci sia lui, e solo lui. Una supremazia che dice molto sulla cura maniacale del proprio e sulla determinazione nel voler rimandare il più possibile il momento del commiato. I Lakers, intanto, si godono questo ennesimo record e si preparano alla pausa con un record di trentatré vittorie e ventuno sconfitte, aggrappandosi al quinto posto nella Western Conference in attesa di riavere a disposizione il proprio roster al completo, sperando che la chimica tra James e Doncic possa decollare nella seconda metà di regular season.

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