Il giallo di Anguillara, tracce di sangue e indizi che puntano al marito

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una lunga scia di sangue, che parte dall’abitazione dei coniugi Carlomagno per arrivare fino a una cava nel territorio di Anguillara Sabazia, sta disegnando i contorni di un possibile delitto. Sulle pareti domestiche, inoltre, gli investigatori hanno rinvenuto un’evidente macchia che farebbe pensare a una violenta spinta, ipotizzando così la dinamica con cui potrebbe essere stata uccisa Federica Torzullo, la 41enne ingegnere gestionale delle Poste della quale si sono perse le tracce dal 9 gennaio scorso. Sono gli accertamenti genetici a dover stabilire in via definitiva l’appartenenza di quei residui ematici, ma il quadro complessivo, per come si è andato componendo in queste settimane, appare già sufficientemente delineato agli inquirenti.

Indizi gravi e tracce diffuse

Gli elementi raccolti dai carabinieri di Anguillara Sabazia e del nucleo investigativo di Ostia, i quali hanno repertato “tracce ematiche dappertutto”, come si legge in una nota del procuratore di Civitavecchia, costituiscono un insieme di riscontri che, per gravità e concordanza, hanno superato la soglia del semplice sospetto. Quelle tracce, che attendono la conferma del dna, sono state rinvenute non solo nell’appartamento ma anche sugli abiti del marito, sulla sua autovettura e persino all’interno della sua azienda, dettagli che compongono un mosaico dalle tinte fosche.

L’uomo formalmente indagato

Claudio Agostino Carlomagno, il coniuge della donna scomparsa, è pertanto già iscritto nel registro degli indagati per il reato di omicidio volontario. La decisione del procuratore Alberto Liguori, il quale ha confermato pubblicamente il superamento della “soglia della gravità indiziaria”, segna una svolta decisiva in un caso che per giorni era rimasto avvolto nel mistero di una semplice sparizione, trasformando ufficialmente le ricerche di una persona in un’inchiesta per femminicidio.

La pista della cava e il lavoro investigativo

Il percorso investigativo, che ha seguito il filo di quelle tracce biologiche dalla casa coniugale fino a un sito estrattivo nella campagna circostante, suggerisce una scena del crimine non confinata alle mura domestiche. La diffusione dei reperti, rinvenuti anche sui mezzi meccanici dell’attività di famiglia dell’uomo indagato, indica agli inquirenti una possibile articolazione dei fatti e dei successivi spostamenti, su cui si concentrano ora le analisi degli specialisti.

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