Omicidio Willy, la Cassazione annulla le attenuanti: ergastolo per Gabriele Bianchi

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Si è chiuso con la conferma della pena massima l'iter giudiziario – lungo e segnato da continui rinvii – che riguardava Gabriele Bianchi, uno dei responsabili del brutale pestaggio costato la vita a Willy Monteiro Duarte, il ventunenne ucciso a Colleferro nella notte tra il 5 e il 6 settembre 2020. La Seconda Corte d’Assise d’Appello di Roma, accogliendo le richieste della procura generale, ha infatti condannato l’imputato all’ergastolo, cancellando di fatto le attenuanti generiche che erano state concesse in precedenza e che ne avevano ridotto la pena a 28 anni di reclusione.

La decisione, arrivata nell’ambito del cosiddetto “appello ter”, rappresenta l’epilogo di un percorso a ritroso imposto dalla Corte di Cassazione: gli supremi giudici, lo scorso novembre, avevano ordinato un nuovo esame del caso proprio per ridiscutere quei benefici, escludendo al contempo ogni altra contestazione sulla responsabilità penale del giovane.

Il lungo percorso giudiziario e le pene definitive per i complici

Per comprendere la portata di questa sentenza, occorre riavvolgere il nastro delle precedenti udienze. In primo grado, davanti alla Corte d’Assise di Frosinone, entrambi i fratelli Bianchi erano stati condannati al carcere a vita; tuttavia, nel primo processo d’appello, i giudici avevano concesso le attenuanti generiche facendo scendere la pena a 24 anni per entrambi.

Una boccata d’ossigeno che però durò poco, perché la Cassazione intervenne nuovamente: sebbene abbia reso irrevocabili le condanne per Francesco Belleggia (23 anni) e Mario Pincarelli (21 anni) – questi ultimi avevano colpito Willy quando ormai era a terra inerme –, la Corte dispose un secondo appello limitatamente alla posizione dei fratelli Bianchi.

Nell’appello bis, Marco Bianchi vide confermato l’ergastolo, mentre Gabriele ottenne uno sconto a 28 anni; fu proprio quest’ultimo aspetto a finire nuovamente sotto la lente d’ingrandimento della Cassazione, che ha infine spinto i giudici romani a ripristinare l’ergastolo anche per lui.

Le dichiarazioni spontanee e la questione della giustizia riparativa

Nel corso dell’udienza che si è tenuta nella capitale, l’imputato – che si era sempre dichiarato estraneo alle violenze più gravi – ha chiesto scusa ai familiari della vittima. “Il dolore di questa vicenda lo porto dentro da anni”, ha affermato Gabriele Bianchi in aula, sottolineando come la detenzione lo abbia cambiato e menzionando il rapporto con il figlio di sei anni, che vede solo durante i colloqui in carcere.

A margine della condanna, la Corte ha anche autorizzato l’accesso a un percorso di giustizia riparativa: se la famiglia Monteiro Duarte accetterà l’incontro, il condannato potrà confrontarsi direttamente con i parenti della vittima; in caso contrario, sarà comunque avviato un iter psicologico individuale.

I legali della difesa, tuttavia, non hanno nascosto l’intenzione di presentare ricorso in Cassazione, mentre l’avvocato della parte civile ha ribadito che la richiesta di accesso a questo “cammino rieducativo” non poteva in alcun modo incidere sulla severità della sanzione comminata.

Il profilo di personalità e la nota del Dap durante il dibattimento

Nel corso del dibattimento è emerso anche un aspetto relativo alla condotta processuale dell’imputato, legato alla sua permanenza nel carcere di Rebibbia. Il Dap (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) aveva infatti inviato alla Corte una nota in cui si descriveva Bianchi come un detenuto “pericoloso” e “sopraffattore”, sostenendo che vi fossero fondati motivi per ritenere che facesse parte di un sodalizio criminale finalizzato a commettere soprusi ai danni di altri detenuti.

Nonostante l’opposizione della difesa – che aveva definito il contenuto del documento frutto di semplici “voci anonime” –, i giudici hanno deciso per l’acquisizione della nota, ritenendola valutabile ai fini della delineazione del profilo della personalità dell’imputato. Le motivazioni della sentenza, che chiariranno nel dettaglio i punti nodali della decisione, saranno depositate entro i prossimi quindici giorni.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.