Manovra in bilico al Senato tra colpi di scena, risorse alle imprese e pensioni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La manovra economica del governo, dopo un iter in Commissione Bilancio al Senato particolarmente accidentato, si appresta a fare il suo ingresso in aula lunedì per la discussione generale, con il voto atteso già per il giorno seguente. Il percorso, che segue il vertice di Palazzo Chigi tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, ha visto il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti confrontarsi direttamente con i lavori parlamentari, presentandosi persino dinanzi ai commissari per arginare le polemiche e spiegare la complessità di una legge bilancio che, come lui stesso ha ricordato, rappresenta la ventinovesima della sua esperienza.

Il blitz sul condono e la marcia indietro forzata

La seduta odierna in Commissione Bilancio, presieduta da Nicola Calandrini, ha conosciuto momenti di alta tensione quando la maggioranza, su impulso di Fratelli d'Italia, ha provato a rispolverare – attraverso un emendamento a sorpresa – il condono edilizio del 2003. L'operazione, che avrebbe potuto aprire un capitolo estremamente controverso, ha immediatamente scatenato le feroci critiche e la minaccia di ostruzionismo da parte di tutte le opposizioni, le quali hanno denunciato il carattere improvvido della misura in un contesto già di per sé delicato. Di fronte a una reazione così compatta e determinata, la maggioranza è stata costretta a una rapida retromarcia, trasformando l'emendamento in un semplice ordine del giorno, una mossa che ha disinnescato la crisi ma che ha lasciato trasparire le divisioni interne e la difficoltà nel tenere salda la barra del timone su un provvedimento così ampio.

Le misure confermate per imprese e lavoro

Nel maxi emendamento governativo, che ha infine ottenuto il via libera in commissione, trovano conferma cruciali risorse destinate al mondo produttivo e ai lavoratori. Viene infatti reinserito, dopo qualche incertezza, il pacchetto da 3,5 miliardi di euro per le imprese, articolato sotto forma di crediti d'imposta. Di questi, una parte cospicua, 1,3 miliardi, è rivolta a rifinanziare il piano Transizione 4.0, i cui fondi – come noto – si erano esauriti in tempi rapidissimi nonostante le molte richieste già avanzate dalle aziende per i propri investimenti tecnologici. Altre risorse sono invece destinate a sostenere gli investimenti nella Zona economica speciale unica del Mezzogiorno, la cosiddetta Zes Unica, e per la nuova fase della Transizione 5.0, delineando una strategia che intende accompagnare l'innovazione delle imprese italiane. Completano il quadro gli interventi relativi al trattamento di fine rapporto, i quali puntano a offrire maggiori tutele e flessibilità ai lavoratori.

Il quadro d'insieme tra pensioni, infrastrutture e edilizia

Oltre alle misure per l'economia, il testo che approderà in aula contiene altre disposizioni significative, alcune delle quali hanno animato il dibattito politico nelle ultime settimane. Procede, non senza qualche attrito ma con la determinazione del ministro Giorgetti, la cosiddetta 'stretta' sulle pensioni, un tema su cui l'esecutivo ha esercitato una forte pressione per ottenere il consenso necessario. Nel maxi emendamento trovano spazio anche ulteriori emendamenti governativi, depositati in extremis, che toccano temi sensibili e di lungo periodo come il Piano casa, con l'obiettivo dichiarato di rilanciare il settore dell'edilizia, e il Ponte sullo Stretto di Messina, un'opera infrastrutturale che torna periodicamente all'attenzione del legislatore e che divide l'opinione pubblica. Il ministro dell'Economia, rispondendo alle sollecitazioni sui suoi eventuali propositi di dimissioni, ha chiuso le polemiche affermando di pensarci "ogni mattina", ma ha sottolineato come l'impegno suo e del governo sia totalmente rivolto a lavorare per il Paese.

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