La notte di Mancini: campione in Qatar e poi elimina Inzaghi dalla Champions asiatica

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è stata una notte, recentissima, in cui il destino calcistico di due tecnici italiani si è incrociato lungo le rotte asiatiche, e a spuntarla – con una facilità disarmante se si considera il contesto – è stato Roberto Mancini. L’ex commissario tecnico della nazionale, oggi alla guida dell’Al Sadd, ha vissuto quelle ore come un concentrato di successi: da un lato la certezza matematica del titolo in Qatar, arrivata senza neppure scendere in campo (la seconda classificata ha perso, regalando di fatto lo scudetto alla sua squadra), dall’altro la qualificazione ai quarti di finale della Champions League asiatica, ottenuta al termine di una sfida tesissima contro l’Al Hilal di Simone Inzaghi, suo vecchio compagno ai tempi della Lazio.

Una vittoria su due fronti, tra rigori e calcoli aritmetici

La serata, iniziata con l’Al Sadd già proiettato verso il trionfo interno, si è poi infiammata a Gedda, dove l’andata e il ritorno degli ottavi di finale si sono risolti in una sola gara secca. L’Al Hilal di Inzaghi, padrone di casa, ha tenuto testa agli avversari per centoventi minuti, terminati sul 3. Una partita ricca di reti, quelle siglate da Milinkovic-Savic, Al Dawsari e Marcos Leonardo per i sauditi, mentre per i qatarioti hanno trovato il gol Claudinho, Mujica e l’ex Liverpool Roberto Firmino. Dai dischi di rigore, però, è emersa la freddezza dell’Al Sadd: errori pesanti di Benzema e del giovane Bouabre (classe 2006) hanno spianato la strada a Mancini, con il capitano Afif a trasformare il tiro decisivo.

Un’impresa che profuma di rivincita silenziosa

Quel che colpisce, al di là del risultato, è la concomitanza degli eventi: mentre la sua squadra eliminava dalla competizione continentale il collega e amico-rivale Inzaghi, lo stesso Mancini si vedeva consegnare il titolo locale senza neppure giocare l’ultima giornata. Un paradosso del calendario, certo, ma anche il segno di una gestione che dallo scorso novembre – quando l’ex tecnico dell’Inter è subentrato in una squadra che navigava in quinta posizione – ha prodotto una rimonta impressionante. Per lui si tratta del quindicesimo trofeo personale da allenatore, il secondo con l’Al Sadd dopo la Qatar-UAE Super Shield conquistata qualche settimana fa contro l’Shabab Al-Ahli.

Il derby italiano in panchina non tradisce mai

Non è la prima volta che due allenatori nostrani si affrontano in terra asiatica, ma stavolta il fascino della sfida era accresciuto dalla posta in palio: un posto tra le migliori otto del continente. L’Al Hilal di Inzaghi, partito con i favori del pronostico, ha pagato a caro prezzo l’inesperienza nei momenti caldi – l’errore di Benzema dal dischetto ne è l’emblema – mentre Mancini ha saputo gestire l’ansia da prestazione, affidandosi a una difesa che ha retto l’urto saudita per gran parte dei supplementari. Solo un errore dal rigore per l’Al Sadd, quello dello stesso Firmino, ma la freddezza del capitano Afif ha chiuso ogni discorso. Una notte, insomma, in cui il "Mancio" ha dimostrato di saper vincere anche senza giocare, e di saper eliminare un amico senza troppi sentimentalismi.

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