Spacex, il crollo in borsa e il messaggio di Morgan Stanley: "A 100 dollari è un affare"

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'IPO di SpaceX, attesa come l'evento finanziario dell'anno, si sta rivelando un'esperienza traumatica per gli investitori che avevano creduto nel volo spaziale di Elon Musk. Dopo il debutto trionfale del 12 giugno a 135 dollari, con un picco che aveva superato i 200 dollari nei primi giorni di contrattazioni, il titolo ha subito una correzione drastica che lo ha portato a scambiare intorno a quota 115 dollari, con una flessione che solo nell'ultima settimana ha superato l'8%.

Il dato più impressionante, che fotografa la portata del sell-off, riguarda la capitalizzazione di mercato: in appena un mese e mezzo sono evaporati più di 1,2 trilioni di dollari, una cifra che da sola basterebbe a cancellare il valore di interi comparti del mercato azionario americano.

Il crollo dei titoli e il peso dell'intelligenza artificiale

Il ricordo dell'entusiasmo iniziale, quando il titolo volava a 160,95 dollari, è ormai sbiadito e lascia spazio a un clima di crescente nervosismo, alimentato anche dalle turbolenze che stanno investendo il settore dell'intelligenza artificiale, di cui SpaceX è considerata una delle protagoniste più avanzate, sebbene in un'accezione tecnologica che mescola algoritmi, dati satellitari e autonomia dei veicoli spaziali.

Gli analisti sottolineano come il crollo rifletta non solo le difficoltà specifiche dell'azienda, ma anche un più ampio ripensamento del mercato sulle valutazioni stellari assegnate alle società tech, esposte a un rischio di bolla che molti paragonano a quella dei primi anni Duemila. La discesa sotto i 118 dollari, ben al di sotto del prezzo di collocamento iniziale, ha innescato un meccanismo di vendite tecniche che ha ulteriormente aggravato la situazione, mettendo in difficoltà anche gli investitori istituzionali che avevano scommesso sulla stabilità del titolo.

Morgan Stanley: "A 100 dollari è un punto di ingresso"

In questo scenario di forte ribasso, uno degli analisti più seguiti di Morgan Stanley è intervenuto per gettare acqua sul fuoco delle paure, sostenendo che le attuali quotazioni rappresenterebbero un'opportunità unica per gli investitori di lungo periodo.

Secondo la banca d'affari, che ha seguito da vicino le varie fasi della quotazione, con le azioni che scendono verso la soglia psicologica dei 100 dollari, il mercato starebbe prezzando a zero l'intero business legato all'intelligenza artificiale del gruppo, un comparto che gli esperti considerano invece destinato a crescere in modo esponenziale nei prossimi anni.

La valutazione di Morgan Stanley si spinge fino a ipotizzare un target price con un potenziale rialzo del 160% rispetto ai livelli attuali, una previsione che ha il sapore di una scommessa controcorrente in un momento in cui la fiducia degli investitori appare gravemente compromessa. Tuttavia, la difesa dell'analista non è bastata a invertire la tendenza, e il titolo ha proseguito la sua corsa al ribasso, chiudendo la settimana a New York a quota 115,07 dollari.

Le analogie con le rivoluzioni tecnologiche del passato

La parabola di SpaceX, che in poche settimane è passata dall'essere l'azienda simbolo del futuro a un caso di studio su come le aspettative possano trasformarsi in delusione, richiama alla mente le dinamiche di altre rivoluzioni tecnologiche che hanno bruciato ingenti quantità di capitale prima di trovare una loro maturità.

Il paragone con le auto italiane del 1907, evocato da un'analisi apparsa sulla newsletter del Corriere della Sera, non è casuale: anche in quel caso, l'entusiasmo per un'innovazione destinata a cambiare il mondo aveva attirato una massa di risparmiatori ingenui, che avevano visto i propri soldi trasferirsi dai conti correnti a quelli di pochi operatori più scaltri, capaci di fiutare il momento giusto per uscire prima del tracollo.

Oggi, a distanza di oltre un secolo, il meccanismo sembra ripetersi con inquietante somiglianza, sebbene su scale dimensionali molto più grandi e con strumenti finanziari infinitamente più complessi, che rendono la fuga dagli investimenti ancora più rapida e devastante. Il messaggio che arriva da Wall Street è chiaro: per quanto rivoluzionaria possa essere una tecnologia, il mercato ha le sue leggi e, quando il prezzo si allontana troppo dalla realtà dei fondamentali, la correzione è inevitabile e spesso brutale.

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