Manovra 2026, il cantiere dei bonus edilizi tra proroghe e blocchi
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Redazione Economia
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Mentre la legge di Bilancio per il 2026, attualmente al vaglio del Senato, è stata oggetto di un fiume di proposte di modifica che i gruppi parlamentari sono chiamati a ridurre drasticamente entro una scadenza precisa, il quadro delle agevolazioni fiscali per l’edilizia comincia a delinearsi con maggiore chiarezza, rivelando continuità per alcuni istituti e criticità profonde per altri. Sul fronte delle ristrutturazioni cosiddette “ordinarie”, la manovra sembra infatti orientata a confermare per un ulteriore anno il regime attuale, che consente di detrarre dalle imposte il 50% della spesa sostenuta per interventi sull’abitazione principale, con un tetto massimo di spesa fissato a novantaseimila euro per ciascuna unità immobiliare. Un’isola di stabilità, questa, che tuttavia nasconde i segni di un futuro ridimensionamento già programmato, il quale, se da un lato garantisce certezze per il prossimo esercizio, dall’altro introduce elementi di complessità per gli anni a venire.
Le soglie in discesa per le detrazioni
A partire dal 2027, infatti, l’aliquota per la prima casa è destinata a scendere al 36%, una percentuale che, per un curioso scarto temporale, sarà invece applicata già a decorrere dal prossimo anno a tutti gli altri tipi di immobili, come le seconde case, per poi essere ulteriormente ridotta al 30% nell’esercizio successivo. Questa transizione graduale, sebbene attenui l’impatto immediato della manovra, segna di fatto un progressivo disimpegno dello Stato dal sostegno al settore delle costruzioni, lasciando intravedere un panorama in cui il peso degli investimenti ricadrà in misura maggiore direttamente sui cittadini.
L’eredità del superbonus e i cantieri a rischio
Ben più drammatica è la situazione che si sta delineando in alcune regioni del centro Italia, dove circa cinquemila cantieri, sparsi tra Marche, Umbria, Abruzzo e Lazio, rischiano di arrestarsi definitivamente. La ragione di questa impasse va ricercata nelle modifiche che la nuova legge di bilancio apporterebbe al meccanismo del superbonus, eliminando la possibilità di cedere il credito ad altri soggetti. Proprio questo strumento, fino a oggi, ha permesso di integrare le risorse pubbliche destinate alla ricostruzione post-sismica, coprendo quelle quote di spesa che il contributo statale non era in grado di affrontare. Con l’abolizione della cessione e l’ulteriore dilazione del periodo di detrazione da quattro a dieci anni, si stima che un importo pari a circa 1,3 miliardi di euro potrebbe ricadere interamente sulle spalle dei privati, rendendo di fatto economicamente insostenibile il completamento di molti interventi.
Il confronto parlamentare e le incognite
L’enorme mole di emendamenti presentati, che supera le cinquemila unità e vede una significativa partecipazione tanto della maggioranza quanto dell’opposizione, testimonia la delicatezza politica della manovra e la vastità degli interessi in gioco. Il processo di selezione che porterà a identificare un numero circoscritto di proposte prioritarie rappresenta dunque una fase cruciale, nella quale si decideranno anche le sorti definitive del comparto edilizio. Se ne va del resto della capacità di pianificazione per migliaia di famiglie e imprese, le quali si trovano a dover fare i conti con un quadro normativo in evoluzione che, pur confermando alcuni appoggi nel breve termine, prepara un progressivo ritiro degli incentivi.




