Yannick Nézet-Séguin porta aria nuova al Concerto di Capodanno di Vienna
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il primo giorno dell'anno è stato scandito, come da tradizione immutabile, dalle note del "Neujahrskonzert" nella Sala d'Oro del Musikverein di Vienna, ma a rompere gli schemi, questa volta, è stata la bacchetta di Yannick Nézet-Séguin. Il maestro canadese, figura di spicco alla Metropolitan Opera di New York e alla Philadelphia Orchestra, ha infatti diretto per la prima volta i Wiener Philharmoniker nell'appuntamento musicale più globale, trasmesso in mondovisione e seguito da milioni di spettatori. Un debutto, il suo, che ha suscitato grande attesa, data la sua fama di direttore vulcanico e per nulla conformista, chiamato a confrontarsi con un repertorio considerato il santuario della tradizione viennese. E la scelta del programma, in effetti, ha dimostrato fin da subito un approccio innovativo, allontanandosi dal consueto omaggio quasi esclusivo alla famiglia Strauss per abbracciare un panorama musicale più ampio e, storicamente, più inclusivo.
Un programma che riscrive la tradizione
Se il concerto, nella sua formula attuale, affonda le radici in un periodo buio, come quello del 31 dicembre 1939 i cui proventi erano destinati a un'organizzazione di sostegno bellico nazista, l'edizione del 2026 ha voluto guardare decisamente avanti. Nézet-Séguin, il cui tocco personale è stato evidente, ha proposto un cartellone che ha visto la partecipazione di undici compositori diversi, un record che di per sé segna una discontinuità. Tra i diciotto brani eseguiti, soltanto undici appartenevano infatti alla dinastia Strauss, lasciando spazio a cinque prime assolute mai eseguite prima in questo contesto. Una scelta coraggiosa che ha portato sul palco del Musikverein le opere di Florence Price, compositrice afroamericana la cui musica sta vivendo una meritata riscoperta, e di Josephine Weinlich, due figure femminili a lungo rimaste ai margini della grande narrazione concertistica.
La diffusione dell'evento e il gesto verso il pubblico
L'evento, trasmesso in diretta dalla Rai giovedì primo gennaio su Rai 2 e poi replicato su Rai5, ha mantenuto intatto il suo fascino coreutico, tra valzer, polke e quadriglie, ma è stato arricchito da una componente di sorpresa che ha coinvolto direttamente la platea. Un momento particolarmente significativo si è verificato quando il maestro, in un gesto inaspettato che ha strappato applausi, è sceso dal podio per mescolarsi tra il pubblico, creando un contatto diretto e informale che ha spezzato, seppur per pochi istanti, la rigida etichetta che spesso circonda simili occasioni. Quel gesto, apparentemente semplice, ha simbolicamente sottolineato l'intento di avvicinare un rito musicale consolidato a un respiro più contemporaneo e accessibile.
L'eredità di un concerto in evoluzione
Pur nel rispetto della struttura che lo ha reso celebre in ogni angolo del pianeta, l'edizione diretta da Nézet-Séguin lascia quindi il segno per una precisa volontà di apertura. L'inclusione di brani inediti per il concerto e di autrici storicamente sottorappresentate non costituisce una mera operazione di folclore, ma indica una possibile direzione per il futuro dell'evento stesso. Senza stravolgere l'identità sonora della festa, che rimane legata alla leggerezza e all'eleganza della musica da ballo viennese, il direttore ha dimostrato come sia possibile onorare la tradizione ampliandone al contempo i confini, rendendo il programma non solo un intrattenimento di fine anno, ma anche un racconto più completo e sfaccettato della storia della musica. Il successo dell'operazione si misura nella capacità di aver coniugato l'attesa per i cavalli di battaglia con la curiosità per le novità, in un equilibrio che ha mantenuto vivo l'interesse degli appassionati di tutto il mondo.




