La revoca dei visti e l'arresto di Rumeysa Ozturk: il caso che infiamma gli Usa
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Redazione Esteri
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Oltre trecento visti annullati e una serie di arresti che hanno scosso l’opinione pubblica: è la risposta delle autorità statunitensi alle proteste pro-Palestina nei campus, decisa dall’amministrazione Trump e già al centro di polemiche. Tra i casi più eclatanti, quello di Rumeysa Ozturk, trentenne turca e dottoranda alla Tufts University, fermata martedì sera a Somerville, in Massachusetts, da agenti del Dipartimento per la Sicurezza Nazionale in borghese e con il volto coperto. Il video del suo arresto, avvenuto mentre si dirigeva a interrompere il digiuno del Ramadan, ha provocato indignazione, alimentando proteste che ieri hanno riempito il Powder House Park.
Secondo le accuse ufficiali, Ozturk sarebbe coinvolta in «attività a sostegno di Hamas», definito dal governo americano come «un’organizzazione terroristica straniera». La studentessa, attraverso i suoi legali, ha presentato una mozione per ottenere la documentazione che giustifichi la detenzione, mentre l’FBI non ha ancora fornito ulteriori dettagli. Intanto, il senatore repubblicano Marco Rubio ha difeso le misure adottate, affermando che i visti sono concessi «per studiare, non per distruggere i campus», riferendosi implicitamente alle recenti manifestazioni nelle università.
Ma il caso Ozturk non è isolato. Un altro episodio che ha attirato l’attenzione è quello di Alireza Doroudi, dottorando iraniano all’Università dell’Alabama, prelevato dagli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement senza che fossero specificate le ragioni. Secondo quanto riportato dal Crimson White, il giornale studentesco dell’ateneo, Doroudi era negli Stati Uniti con un visto F1, revocato dopo sei mesi dal suo arrivo ma regolarizzato in seguito. Nonostante ciò, è finito in custodia senza che ne fosse chiarito il motivo, alimentando timori su un giro di vite indiscriminato.




