Meloni: «Sud non più fanalino di coda, continueremo ad investire»
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Redazione Interno
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«Continueremo ad investire sul Sud». La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso dell’informativa resa alla Camera sull’azione del governo, ha tracciato un bilancio – a suo dire positivo – delle politiche territoriali degli ultimi anni, rivendicando un cambio di passo per il Mezzogiorno. Quella che un tempo, ha sottolineato, appariva una sorta di zavorra per l’intera economia nazionale, non lo sarebbe più: «Il Sud, finalmente, non è più il fanalino di coda della Nazione e sta colmando quel divario che gravava sull’Italia da troppo tempo». Un’affermazione, la sua, che poggerebbe su alcuni dati citati nel discorso, come la crescita del Pil e dell’occupazione meridionali, entrambi lievitati a un tasso superiore rispetto alla media nazionale.
La ricetta del governo: Zes unica, infrastrutture e Pnrr
Nel dettaglio, Meloni ha elencato gli strumenti che, secondo l’esecutivo, avrebbero favorito questa inversione di tendenza. Tra questi, la creazione della Zona economica speciale unica (la cosiddetta Zes unica per il Mezzogiorno), gli investimenti in infrastrutture, la spinta del Pnrr e un utilizzo – stando alle sue parole – più efficace delle politiche di coesione. Si tratterebbe di una strategia, quella messa in campo, che mira a rendere strutturale un sostegno tradizionalmente considerato emergenziale. Non a caso, il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, ha subito raccolto il messaggio: le valutazioni del presidente sul Sud, ha commentato, confermano la volontà di proseguire lungo questa direttrice. «L’esperienza della Zes Mezzogiorno – ha aggiunto Sbarra – diventa strategia strutturale con stanziamenti pluriennali per agevolare investimenti e capacità di attrazione di imprese», quasi a suggerire che quel modello potrebbe estendersi all’intero Paese.
Cento miliardi raccolti contro l’evasione fiscale
Nella stessa informativa, la presidente del Consiglio ha dedicato un passaggio centrale alla lotta all’evasione fiscale, un capitolo – ha detto – nel quale il suo governo avrebbe agito «come nessun altro». «Smentendo, anche qui, chi diceva che questo sarebbe stato il governo 'amico degli evasori e dei furbi'», Meloni ha rivendicato un risultato preciso: in tre anni sono stati raccolti oltre cento miliardi di euro. Una mole di risorse, quelle recuperate, che lei stessa ha definito «preziosissime»: servono a tenere i conti pubblici in ordine e, allo stesso tempo, a finanziare interventi per famiglie e imprese. Nessun dettaglio aggiuntivo è stato fornito sulla ripartizione di quelle somme tra le diverse voci di spesa, né sulla loro effettiva incidenza sul debito.
Dalla Camera un’informativa senza sorprese, ma densa di rivendicazioni
L’intervento di Meloni, durato oltre un’ora, si è inserito nel consueto appuntamento con le comunicazioni governative, un momento in cui la premier tende a tirare le somme dell’operato della maggioranza. Nessuna novità eclatante è emersa dal suo discorso, se non la conferma di una linea già ampiamente annunciata: il Sud come laboratorio di un intervento pubblico più mirato, l’evasione fiscale come nemico da colpire con pugno duro. Le cifre sull’evasione, peraltro, sono state già oggetto di dibattito tra gli addetti ai lavori, che ne hanno talvolta ridimensionato la portata reale (sottolineando come i cento miliardi includano anche incassi ordinari e non solo recupero di elusione). Resta il fatto che, per la presidente, quei numeri rappresentano una prova tangibile della discontinuità rispetto al passato. E mentre l’opposizione, nelle sue successive dichiarazioni, ha parlato di «annunci senza copertura», l’esecutivo ha incassato il plauso di una parte delle forze sociali, a cominciare proprio da Sbarra. Quanto alla Zes unica, i decreti attuativi sono attesi nei prossimi mesi: sarà lì, semmai, il banco di prova per verificare se quell’«investire sul Sud» diventerà realtà o resterà una promessa.




