Mondiali 2026, la top 11 del torneo tra numeri e stelle: dominio spagnolo, ma non solo
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Redazione Sport
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Il sipario sul Mondiale di calcio 2026 si è chiuso con il trionfo della Spagna, che ha battuto l'Argentina campione in carica per 1-0 nella finale di East Rutherford, grazie al gol di Ferran Torres nei tempi supplementari. La Roja, che ha concesso una sola rete in tutto il torneo, ha dominato la scena con un gioco di possesso palla che ha messo in difficoltà anche un fuoriclasse come Lionel Messi, alla sua ultima apparizione nella competizione.
È quindi tempo di bilanci e di andare a comporre la formazione ideale del torneo, una top 11 che inevitabilmente vede una netta predominanza dei campioni del mondo, ma non solo.
Il dominio spagnolo nei numeri e nel gioco
La superiorità della Spagna non è stata solo un'impressione, ma un dato statistico inoppugnabile. Gli analisti di Opta hanno selezionato la loro formazione del torneo basandosi sui dati raccolti nelle 104 partite, e la sponda iberica è rappresentata da quattro giocatori: Pedro Porro, Pau Cubarsí, Marc Cucurella e Rodri.
Proprio Rodri, il metronomo della squadra, ha stabilito un record senza precedenti con 790 passaggi riusciti, superando il suo stesso primato stabilito nel 2022 e diventando il giocatore con il maggior numero di passaggi completati in una singola edizione del Mondiale. Un dato che la dice lunga sul controllo e la pazienza con cui gli spagnoli hanno impostato ogni azione.
Accanto a lui, in difesa, i numeri premiano la solidità: Cubarsí, giovanissimo talento del Barcellona, e Cucurella sono stati tra i migliori nei rispettivi ruoli, con il secondo che ha guidato la classifica dei terzini per passaggi riusciti nell'ultimo terzo di campo (142). E poi c'è Pedro Porro, il cui gol nella semifinale contro la Francia ha spianato la strada alla finale, diventando il secondo difensore spagnolo dopo Fernando Hierro a segnare più di una rete in un Mondiale.
La loro capacità di impostare il gioco e di sostenere l'attacco è stata una delle chiavi del successo di Luis de la Fuente, che ha costruito una macchina perfetta capace di tenere il pallone e di annullare le offensive avversarie.
I fuoriclasse che hanno illuminato il torneo
Nonostante il dominio spagnolo, la top 11 del Mondiale non può prescindere da quei campioni che hanno fatto la differenza con giocate individuali e reti pesanti. Tra questi spicca Erling Haaland, il bomber norvegese che ha trascinato la sua Nazionale fino ai quarti di finale con sette reti in quattro partite, una media di un gol ogni 17.1 tocchi, la seconda più bassa nella storia per chi ha segnato almeno cinque volte in un torneo.
La sua fame di gol e la sua fisicità hanno messo in difficoltà chiunque, ma contro l'Inghilterra è stato fermato da una difesa attenta, dimostrando quanto sia difficile contenere un giocatore del genere.
Dall'altra parte, il talento inglese di Jude Bellingham ha fatto scintille, diventando il primo giocatore dell'Inghilterra a segnare sette gol in una singola edizione del Mondiale, un'impresa che lo ha proiettato nell'olimpo del calcio mondiale insieme a leggende come Pelé. La sua capacità di inserirsi e di finalizzare lo rende un centrocampista atipico e letale, capace di decidere le partite nei momenti cruciali.
E come dimenticare Lionel Messi, che a 39 anni ha guidato l'Argentina fino all'ultimo atto? Con otto gol e quattro assist, ha dimostrato di essere ancora il faro della sua squadra, il giocatore intorno al quale si muove un intero sistema di gioco, costruito apposta per esaltarne le qualità e per proteggerlo, come un "capo" da difendere a ogni costo.
Le sorprese e la formazione completa
A completare il quadro di una top 11 ideale non possono mancare le sorprese, a partire dal portiere. Sebbene Unai Simón abbia vinto il Guanto d'Oro come miglior portiere del torneo, la prestazione del marocchino Yassine Bounou è stata semplicemente monumentale.
I suoi interventi, in particolare il rigore parato a Kylian Mbappé nei quarti di finale, lo hanno consacrato come uno dei più grandi specialisti della storia della competizione, eguagliando il record di quattro rigori parati in Coppa del Mondo, compresi i tiri di rigore, stabilito da altri cinque portieri leggendari. Un muro insuperabile che ha tenuto in vita le speranze del Marocco più del previsto.
Se si dovesse quindi schierare una formazione con il classico 4-2-3-1, emergerebbe un undici che mescola la superiorità tattica spagnola alla genialità dei singoli. Tra i pali ci sarebbe Bounou, con una difesa a quattro composta da Pedro Porro e Cucurella sulle fasce e la coppia centrale formata da Romero e Laporte. Davanti alla difesa agirebbero Rodri, il regista assoluto, e Koné, che insieme garantirebbero equilibrio e qualità in fase di costruzione. Il trio di trequartisti sarebbe da sogno con Messi e Bellingham ai lati di Mbappé, mentre il terminale offensivo sarebbe il norvegese Haaland.
Una formazione che, come tutte le formazioni ideali, non può che essere soggetta a dibattito ma che, numeri alla mano, rappresenta il meglio che questo storico Mondiale ci ha offerto.




