Scontro Italia-Spagna su Ceuta, Albares: «La decisione di Roma dettata da logiche elettorali»
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Redazione Interno
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La crisi diplomatica tra Italia e Spagna, innescata dalla decisione del governo di Roma di sospendere l'accordo di Schengen in seguito all'ondata migratoria che ha investito l'enclave spagnola di Ceuta, non accenna a placarsi. Anzi, le ultime dichiarazioni del ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, hanno gettato nuovo carbone sul fuoco di un braccio di ferro che oppone due visioni diametralmente opposte sulla gestione dei flussi migratori, con toni che si fanno sempre più accesi mentre, sullo sfondo, si profila l'ombra di una possibile nuova emergenza umanitaria.
Le accuse di Madrid: «Interessi di parte ed esigenze elettorali»
In un intervento che non lascia spazio a fraintendimenti, Albares ha attaccato frontalmente l'operato dell'esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Secondo il capo della diplomazia spagnola, l'atteggiamento tenuto dall'Italia dopo la crisi di Ceuta, dove tra il 30 e il 31 luglio si è registrato l'ingresso di oltre 70.000 persone dal Marocco, è stato tutt'altro che solidale.
Al contrario, la stretta decisa da Roma, che ha ripristinato i controlli su navi e aerei in arrivo dalla Spagna, sarebbe stata dettata esclusivamente da «interessi di parte e logiche elettorali». Il ministro spagnolo ha sottolineato come la stragrande maggioranza dei partner europei abbia invece mostrato sostegno a Madrid, isolando di fatto la posizione italiana, che, nelle sue parole, non avrebbe tenuto conto della realtà dei fatti.
Albares ha infatti ricordato come l'Italia registri un numero di ingressi irregolari persino superiore a quello spagnolo e come i movimenti secondari di migranti dalla Spagna verso l'Italia siano «minimi, sotto l'1%», rendendo di fatto ingiustificata la misura di salvaguardia adottata da Palazzo Chigi.
L'allerta intelligence e la posizione di Piantedosi
A difesa della linea dura del governo, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha ribadito che la sospensione di Schengen, decisa per un mese, è una misura temporanea e consentita dai trattati europei, giustificata da motivazioni di sicurezza nazionale che non possono essere ignorate. Intervenuto a "10 minuti" su Rete4, Piantedosi ha spiegato che la scadenza prefissata per la fine di agosto potrebbe essere rivalutata già a partire dal 15 agosto, in base all'evoluzione della situazione e ai «pericoli che sono stati paventati».
A sostenere le preoccupazioni del Viminale sarebbero i rapporti dei servizi di intelligence, che hanno confermato i timori di una nuova, imminente ondata migratoria verso Ceuta, con una data potenziale individuata proprio intorno a Ferragosto. Fonti qualificate parlano di una vera e propria «regia» estera, con gruppi social gestiti da amministratori marocchini e utenze provenienti da Tunisia, Algeria e Libia, che starebbero organizzando un secondo assalto all'enclave, indicando il 15 agosto come giorno per un nuovo tentativo di sfondamento.
La premier Meloni, dal canto suo, ha già avuto modo di affermare di non voler cedere a «ricatti», respingendo con fermezza le pressioni di Madrid e ribadendo che la sicurezza del Paese viene prima di ogni altra considerazione.
Il nodo del terrorismo e le ripercussioni diplomatiche
Oltre al rischio di un nuovo esodo di massa, un ulteriore elemento di tensione riguarda la possibilità di infiltrazioni terroristiche tra i flussi migratori. Piantedosi ha evidenziato come la minaccia jihadista sia stata denunciata anche dalle stesse agenzie di intelligence spagnole, che hanno segnalato l'attivismo di alcune cellule nel Nord del Marocco, nelle aree di Castillejos e Fnideq, a pochi chilometri da Ceuta. Già una decina di individui indagati per reati di jihadismo sarebbero stati respinti nelle ultime settimane.
Questa concorrenza di fattori – la pressione migratoria e il pericolo terroristico – ha spinto il governo italiano a mantenere una posizione di massima cautela. La decisione di Roma ha provocato una reazione a catena con la contro-decisione di Madrid di introdurre a sua volta controlli sui cittadini italiani, inasprendo ulteriormente i toni e rendendo sempre più complesso il quadro delle relazioni bilaterali.
Le divergenze, che affondano le radici nelle opposte visioni politiche sulla gestione dell'immigrazione tra il governo di destra di Meloni e quello socialista di Pedro Sánchez, rischiano di segnare un punto di rottura duraturo, che una volta rientrata l'emergenza, sarà difficile ricucire. Il tutto mentre la Commissione europea auspica un rapido ritorno alla normalità e si prepara ad ascoltare il ministro Piantedosi in audizione parlamentare, convocato per giovedì 13 agosto dinanzi al Comitato Schengen.
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