Scade domani il ravvedimento per la dichiarazione dei redditi 2025
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Redazione Economia
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La data di domani, 29 gennaio 2026, non è un semplice promemoria per i contribuenti in ritardo, ma l’ultimo argine definito dall’ordinamento per regolarizzare, con oneri contenuti, la presentazione dei Modelli Redditi e IRAP relativi al 2024. Chi, infatti, non ha rispettato il termine ordinario dello scorso 31 ottobre, si trova di fronte a una scelta obbligata: utilizzare l’istituto del ravvedimento operoso entro questo nuovo limite, oppure esporsi alle conseguenze, ben più severe, che derivano dalla dichiarazione omessa. L’Agenzia delle Entrate ha da tempo chiarito i confini procedurali di questa finestra, che si apre nei novanta giorni successivi alla scadenza principale, offrendo una via d’uscita a chiunque intenda sanare la propria posizione prima che l’inerzia diventi un illecito accertabile d’ufficio.
Il meccanismo del ravvedimento operoso
La presentazione tardiva della dichiarazione, quando avviene entro questo lasso di tempo, non è equiparata a un’omissione ma a un semplice ritardo, il quale, se sanato spontaneamente, beneficia di una riduzione sostanziale delle sanzioni. Il pagamento di un importo pari a un quarto del minimo edittale, unitamente agli interessi legali maturati, consente dunque di chiudere la pratica senza incorrere in contestazioni ulteriori. Si tratta di una possibilità, è bene sottolinearlo, che la normativa fiscale concede una tantum e che non può essere fraintesa come una proroga facoltativa, bensì come un’opportunità di correggere un’inadempienza prima che questa si consolidi in una violazione di maggiore gravità, sulla quale l’amministrazione finanziaria è tenuta a intervenire.
Le differenze tra ritardo e omissione
Superato il termine di domani, il quadro cambia radicalmente: la dichiarazione non presentata viene considerata omessa, attirando sanzioni che possono raggiungere percentuali significative dell’imposta dovuta. In questi casi, come dimostrano numerosi precedenti giurisprudenziali nati da contestazioni, la semplice presentazione del modello non è più sufficiente a bloccare l’azione accertatrice dell’Agenzia. La distinzione tra ritardo sanabile e omissione, del resto, è un cardine del sistema, pensato per premiare la spontanea collaborazione del contribuente ma anche per preservare l’azione fiscale contro gli inadempienti persistenti, i quali spesso tentano di mascherare evasioni più strutturate dietro a banali dimenticanze.
Gli sviluppi nelle inchieste fiscali
Proprio sul fronte dei controlli, le procure della Repubblica di diverse città italiane stanno portando avanti indagini complesse, che talvolta hanno origine proprio dalla ripetuta omissione dichiarativa. In alcuni procedimenti, per esempio, la ricostruzione di flussi finanziari anomali è partita dall’analisi incrociata di dichiarazioni mai presentate o depositate in modo palesemente incongruo, rivelando reti di operazioni elusive. Questi filoni investigativi, che procedono senza clamore ma con metodo, sottolineano come la scadenza di domani non sia una mera formalità, ma un vero e proprio spartiacque tra la regolarizzazione agevolata e l’ingresso in un perimetro di rischio elevato, dove le sanzioni sono solo il primo passo di un iter ben più articolato e potenzialmente penalizzante.
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Ultimo giorno, il 29 gennaio 2026, per presentare in ravvedimento operoso la dichiarazione dei redditi 2025. Oltre tale data scatteranno sanzioni più elevate per omissione.




