Calo e poi (leggera) crescita: le previsioni sul futuro dell'auto
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Redazione Economia
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L'industria automobilistica mondiale sta entrando in una nuova fase, caratterizzata da mercati sempre più separati tra loro, catene di fornitura regionali e strategie differenti a seconda dell'area geografica.
È questo il quadro delineato dall'ultimo Global Automotive Outlook di AlixPartners, società internazionale di consulenza, secondo cui i costruttori dovranno affrontare contemporaneamente il rallentamento delle vendite, la crescente influenza dei marchi cinesi e una nuova rivoluzione tecnologica destinata a trasformare le automobili da veicoli definiti dal software a modelli sempre più basati sull'intelligenza artificiale.
Se da un lato le vendite globali subiranno una battuta d'arresto nel 2026, dall'altro le proiezioni indicano una lenta ripresa verso la fine del decennio, con un mercato che si riassesterà su equilibri diversi da quelli cui eravamo abituati.
Il 2026 segna un punto di svolta per le vendite globali
Dopo anni di moderata crescita, il mercato automobilistico mondiale si prepara a vivere una fase di rallentamento. Secondo le ultime previsioni di AlixPartners, nel 2026 le vendite globali di automobili scenderanno del 4%, passando da 91,5 a 88,1 milioni di veicoli. Un calo che non rappresenta solo una flessione temporanea della domanda, ma evidenzia una trasformazione più ampia del settore, tra competizione internazionale, cambiamenti tecnologici e nuove strategie industriali.
A pesare maggiormente su questa contrazione sarà il tracollo del mercato cinese, che dovrebbe registrare un -10% anno su anno, un dato significativo se si considera il peso che il Dragone ha assunto nelle dinamiche globali del settore. La Cina, infatti, sta attraversando una fase di consolidamento interno e ha ridotto gli incentivi sui NEV, acronimo che indica i veicoli a nuova energia, comprendendo dunque le auto elettriche, le ibride plug-in e quelle a idrogeno; una scelta che sta raffreddando una domanda che fino a poco tempo fa sembrava inesauribile.
La Cina frena, ma i suoi marchi avanzano in Europa
Eppure, paradossalmente, proprio mentre il mercato interno cinese mostra segni di cedimento, i brand di Pechino continuano a guadagnare terreno in Europa. Secondo quanto riportato dalla testata specializzata Automotive News, che cita le previsioni contenute nel Global Automotive Outlook di AlixPartners, i costruttori cinesi potrebbero arrivare a detenere il 16% del mercato europeo entro il 2030, rispetto a una quota che oggi si aggira intorno al 10%.
Un incremento che lascia intendere come l'export e la presenza diretta nei mercati occidentali siano ormai una priorità per le case cinesi, le quali non sembrano intimorite né dai dazi né dalle barriere commerciali che l'Europa sta cercando di erigere per proteggere la propria industria. La partita, a questo punto, non si gioca solo sulle navi che trasportano vetture finite, ma sempre più all'interno delle fabbriche europee, dove i costruttori asiatici stanno pianificando investimenti produttivi diretti per aggirare le restrizioni e accorciare le catene di fornitura.
La nuova rivoluzione tecnologica passa dall'AI al software
Al di là dei numeri e delle quote di mercato, il rapporto di AlixPartners mette in luce un elemento che cambierà radicalmente il modo di concepire l'automobile. I veicoli, che negli ultimi anni erano diventati dei veri e propri computer su ruote, definiti cioè dal software e dalla capacità di aggiornarsi a distanza, stanno oggi subendo un'ulteriore evoluzione: quella verso modelli sempre più basati sull'intelligenza artificiale.
L'intelligenza artificiale, in questa prospettiva, non riguarderà soltanto i sistemi di guida autonoma, ma investirà l'intera esperienza di bordo, dalla gestione degli interni alla manutenzione predittiva, fino all'interazione con l'ambiente circostante. Una transizione che richiederà ingenti investimenti in ricerca e sviluppo e che costringerà i costruttori tradizionali a rivedere le proprie competenze, spesso in ritardo rispetto ai newcomer tecnologici che arrivano dal mondo dell'elettronica e della digitalizzazione.
Strategie regionali e forniture: il futuro è frammentato
Il quadro che emerge dall'analisi di AlixPartners è quello di un'industria che non sarà più omogenea a livello planetario, ma sempre più frammentata in blocchi regionali con regole, fornitori e priorità diverse. Da un lato l'Europa, alle prese con la sfida dell'elettrificazione e con la pressione cinese; dall'altro gli Stati Uniti, dove la produzione locale sta vivendo una fase di rilancio, e infine la Cina, che dopo aver trainato la crescita mondiale per anni si trova ora a dover gestire un eccesso di capacità produttiva e un mercato interno in contrazione.
In questo scenario, le catene di fornitura, già messe a dura prova negli ultimi anni da crisi geopolitiche e pandemie, dovranno essere ripensate per garantire maggiore resilienza, anche a costo di sacrificare l'efficienza economica a breve termine. I costruttori che sapranno adattarsi a questa nuova geografia dell'auto, bilanciando investimenti tecnologici e presidio dei mercati locali, saranno quelli che riusciranno a navigare la tempesta e a uscirne rafforzati, in attesa di una ripresa che, secondo gli esperti, sarà lenta ma progressiva fino al 2030.




