Milei suona lo shofar, ma la politica argentina è un altro spartito

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il copione, ormai consolidato, si è ripetuto alla Movistar Arena di Buenos Aires, dove Javier Milei ha trasformato la presentazione del suo nuovo libro, "La costruzione del miracolo", in un evento dalla regia spettacolare e dai toni apocalittici. Il suono dello shofar, il corno di montone della tradizione ebraica, ha fatto da preludio a una sequenza di immagini, proiettate sul maxi schermo, che ritraevano esplosioni nucleari e demolizioni controllate di edifici. Solo dopo questa introduzione drammatica ha avuto inizio la musica, con un dolly che planava sulla platea e i riflettori che, infine, hanno inquadrato il presidente lasciarsi trascinare dalla folla verso il palcoscenico.

Uno spettacolo da rockstar

Indossando un giubbotto di pelle nero e con una chitarra elettrica sullo sfondo, Milei ha calcato il palco non tanto nella sua veste istituzionale quanto piuttosto come una rockstar, di fronte a circa quindicimila sostenitori in delirio. Bandiere, palloncini e fumogeni viola, colore che ormai lo identifica, hanno animato l’arena mentre lui, muovendosi tra luci psichedeliche, intonava brani come “Rock del Gato” dei Ratones Paranoicos, mescolando slogan da campagna elettorale e performance musicale in un ibrido di politica e hard rock.

Le tensioni fuori dal teatro

Tuttavia, al di là delle porte del teatro, l’atmosfera era ben diversa. Nel centro della capitale, infatti, si sono registrate tensioni tra centinaia di sostenitori e alcune decine di oppositori di sinistra, radunati per protestare. Questi episodi hanno dato luogo a momenti di forte conflitto, che hanno reso necessario l’intervento delle forze dell’ordine e si sono conclusi con alcuni arresti, a riprova di un clima sociale tutt’altro che pacificato.

Una parabola di consenso e divisione

L’evento, nel suo complesso, sembra dunque riflettere la parabola del leader libertario: capace di galvanizzare una parte consistente del paese con gesti iconici e una comunicazione sopra le righe, ma al contempo sempre più isolato nella gestione concreta del potere, mentre le fratture nel tessuto sociale argentino si fanno più profonde e visibili. La stessa scelta di un linguaggio così divisivo, che non cerca mediazioni, delinea i contorni di una presidenza che continua a giocarsi tutto sul rapporto diretto con la sua base, senza apparentemente preoccuparsi di allargare il consenso oltre quella cerchia.

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