Pixel 11, il leak svela tutto: chip a 2nm, addio termometro e “glifo” di Google

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   L’estate del 2026 si avvicina e, con la consueta cadenza annuale che ormai scandisce i tempi di Mountain View, torna a farsi sentire il rumore dei leak attorno alla prossima generazione di smartphone firmati Google. La serie Pixel 11, che dovrebbe debuttare nella seconda metà della stagione calda, è stata letteralmente messa a nudo da un nuovo e so dossier pubblicato sul canale Telegram “Mystic Leaks”, una fonte ormai nota nell’ambiente per la sua capacità di anticipare dettagli minuziosi (spesso rivelatisi corretti) sull’ecosistema della Big G. Se da un lato i render basati su file CAD avevano già suggerito una certa continuità stilistica – una scelta conservativa che Google sembra voler replicare per il terzo anno consecutivo -4-9 –, sono le indiscrezioni sull’hardware interno a dipingere un quadro di evoluzione profonda, sebbene non priva di possibili sorpassi o scelte controverse.

Cuore e connessioni: la svolta a 2 nm e l’addio a Samsung

La vera rivoluzione, qualora i rumor venissero confermati, si giocherebbe sotto la scocca. Il processore proprietario Tensor G6, nome in codice “Malibu”, segnerebbe un’importante transizione produttiva: verrebbe realizzato da TSMC utilizzando il nodo N2 a 2 nanometri. Non si tratterebbe solo di un incremento della densità dei transistor rispetto ai 3 nm del G5, ma di un salto architetturale verso i transistor "gate-all-around" (GAA), abbandonando i più datati FinFET. La configurazione della CPU sarebbe inedita per Google: un chip epta-core (sette core) composto da un core singolo Arm C1-Ultra spinto fino a 4,11 GHz, quattro core C1-Pro a 3,38 GHz e due core C1-Pro aggiuntivi a frequenza ridotta (2,65 GHz), sacrificando apparentemente un core rispetto alla generazione uscente.

Parallelamente a questa spinta sulle prestazioni lorde, si registra un cambio di fornitore cruciale per la connettività. Secondo le fonti, Google avrebbe deciso di abbandonare i modem Exynos di Samsung – da sempre criticati per l’efficienza energetica e la gestione del segnale – per adottare il modem MediaTek M90. Una scelta, quest’ultima, che potrebbe risolvere uno dei punti deboli storici della linea Pixel, offrendo una migliore stabilità nelle aree urbane congestionate. Un’altra nota dolente, però, potrebbe riguardare la GPU: si parla di una PowerVR C-Series CXTP-48-1536, un’architettura risalente al 2021, che potrebbe rappresentare un passo indietro in termini di ray tracing rispetto alla soluzione più recente adottata in precedenza, forse per un bilanciamento dei costi o delle priorità legate all’intelligenza artificiale.

Fotocamere, LED e un addio al termometro

Passando al comparto ottico, il quadro delle specifiche suggerisce un rinnovamento mirato ma sostanziale. Il modello base Pixel 11 (“Cubs”) dovrebbe finalmente abbandonare il sensore principale da 48 MP, optando per un nuovo modulo da 50 MP identificato dal nome in codice “chemosh”. I modelli di punta, Pixel 11 Pro e Pro XL, alzeranno ulteriormente l’asticella: adotteranno due nuovi sensori, rispettivamente “bastet” per il principale e “barghest” per il teleobiettivo, in un’ottica di miglioramento della qualità raw prima ancora dell’intervento della super risoluzione computazionale per cui Google è celebre. Tuttavia, chi cercava un’implementazione stabile del riconoscimento facciale a infrarossi (il cosiddetto “Project Toscana”, simile a Face ID) dovrà aspettare ancora; il leak è categorico nel definire la tecnologia non ancora pronta per il debutto su questa generazione.

Sul fronte del design, la modifica più vistosa riguarda la barra fotografica. Sparisce il sensore a infrarossi per la misurazione della temperatura – un’aggiunta del 2024 che non aveva mai realmente convinto appieno gli utenti – per lasciare posto a una piccola matrice di LED RGB. Una scelta che richiama inevitabilmente l’estetica dei Nothing Phone e del loro sistema “Glyph”, sebbene qui si parli di una implementazione più discreta e contenuta all’interno del promontorio; una sorta di pannello di notifica luminoso che alcune fonti hanno ribattezzato “Pixel Glow”, pensato per feedback visivi contestuali o per l’interazione con l’assistente Gemini.

RAM e batteria: scelte che lasciano perplessi

Se da un lato il processore promette una corsa in avanti, le voci sulla memoria centrale (RAM) delineano uno scenario ambiguo, se non addirittura regressivo. Le indiscrezioni indicano che, mentre i modelli Pro potrebbero mantenere la soglia dei 16 GB (affiancandoli eventualmente a una variante più economica da 12 GB), il Pixel 11 standard potrebbe subire un taglio netto. Si parla infatti di un possibile ritorno a soli 8 GB di RAM per la configurazione base, abbandonando i 12 GB visti sul Pixel 10. Un’operazione, questa, che sa tanto di riduzione dei costi in un’epoca di rincari delle materie prime, ma che rischierebbe di castrare la famosa fluidità del “vanilla Android” in uno scenario di multitasking pesante.

Analoga cautela suscita il reparto batteria. La capacità minima per il Pixel 11 base crescerebbe in maniera quasi impercettibile, passando da 4835 a 4840 mAh. Ancora più sorprendente è il dato relativo al Pro XL: la capacità minima indicata passerebbe da 5079 a 5000 mAh. Pur trattandosi di valori “minimi” che potrebbero differire da quelli tipici dichiarati, la tendenza suggerisce una sostanziale stagnazione dell’autonomia, compensata forse dall’efficienza del nuovo nodo produttivo a 2 nm, ma che difficilmente entusiasmerà chi cerca un “batter one” da più giorni. Google sembra insomma puntare tutto sull’intelligenza artificiale e sul comparto ottico, lasciando il resto – dalla memoria viva alla ricarica – in una posizione di mero sostegno.

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