Ceuta, Sánchez accusa Russia e Israele: «Reti dell’ultradestra dietro la crisi migratoria»
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Redazione Esteri
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A un mese dall’ondata migratoria che ha travolto l’exclave spagnola di Ceuta, con decine di migliaia di persone arrivate dal Marocco in poche ore, il premier Pedro Sánchez torna a caricare il fronte dello scontro politico e rilancia un’accusa che non lascia spazio a mezze misure.
Intervistato da Cadena Ser, il capo del governo spagnolo ha indicato in Russia e Israele – e più in generale in quella che definisce «un'internazionale dell'ultradestra» – i soggetti che avrebbero alimentato una massiccia campagna di disinformazione finalizzata a innescare la crisi e a colpire la Spagna, nell'intento più ampio di dividere l'Europa.
Una ricostruzione che scagiona completamente il Marocco, ponendo invece al centro della vicenda il presunto ruolo di attori esterni e di organizzazioni criminali nella diffusione di fake news legate a una recente sentenza del Tribunale Supremo.
La ricostruzione del premier e il ruolo della disinformazione
Secondo Sánchez, alla base dell'assalto alla frontiera ci sarebbe stata la manipolazione di un pronunciamento dell'Alta Corte spagnola, avvenuto l'8 agosto, che riguardava il respingimento dei minori giunti via mare in assenza di barriere frontaliere. La sentenza sarebbe stata distorta e rilanciata sui social network attraverso «false notizie» che davano per certo che chi fosse riuscito a raggiungere Ceuta a nuoto non avrebbe più potuto essere respinto, una promessa che il premier ha definito falsa.
A dare ulteriore impulso alla diffusione di questa menzogna sarebbero state «reti russe e israeliane» e organizzazioni dedite al traffico di esseri umani, in un quadro che Sánchez ha descritto come un attacco orchestrato contro la stabilità del Paese.
Il premier ha però precisato che le indagini sono ancora in corso e che non è stata ancora provata la presenza di un «attore statale» dietro l'operazione, limitandosi a evidenziare il sospetto di un coordinamento tra diverse forze politiche e gruppi di potere che condividono lo stesso obiettivo: minare la tenuta democratica dell'Europa.
In parallelo, il governo spagnolo ha difeso con forza la cooperazione con il Marocco, definita «immediata» e «francamente positiva», e ha escluso qualsiasi coinvolgimento delle autorità di Rabat, sottolineando anzi il loro rapido dispiegamento di forze per arginare l'afflusso.
Le reazioni di Israele e Russia: accuse respinte al mittente
Le accuse del premier spagnolo hanno scatenato reazioni immediate e durissime da parte dei governi chiamati in causa. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar ha replicato con parole pesanti, definendo le dichiarazioni di Sánchez «una menzogna spudorata» e accusandolo di tentare di distogliere l'attenzione dal «vergognoso fallimento» nella gestione della crisi.
Analogamente, Mosca ha respinto con fermezza ogni addebito: il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha affermato che la Russia «non ha avuto alcun ruolo» nella vicenda, chiudendo di fatto la porta a qualsiasi ipotesi di coinvolgimento diretto.
Sul fronte politico italiano, si è inserito con forza il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, che ha sposato la tesi del complotto, parlando di un «attacco costruito a tavolino» ai danni di Sánchez e indicando nella presidente del Consiglio Giorgia Meloni e nella destra europea i principali beneficiari della campagna anti-spagnola. Fratoianni ha citato tre indizi: la diffusione di fake news nei giorni precedenti, i legami tra Marocco e Israele, e l'atteggiamento della polizia marocchina, che secondo lui avrebbe «chiuso un occhio».
La crisi sul campo e le conseguenze politiche
Mentre la polemica politica si infiamma, la situazione sul terreno rimane critica. Dei circa 70.000 migranti entrati a Ceuta tra il 30 e il 31 luglio, la maggior parte è già stata riaccompagnata in Marocco, ma circa 5.000 persone restano ancora nell'exclave, di cui 1.200 minori, dando vita a tensioni crescenti con i residenti. La scorsa settimana, le proteste per la sicurezza sono degenerate in scontri con la polizia, con manifestanti che hanno tentato di impedire alla Croce Rossa di distribuire cibo ai migranti.
Per affrontare l'emergenza, il governo spagnolo ha ampliato la capacità di accoglienza da 500 a 3.300 posti e, grazie a un accordo con la città autonoma, si appresta a portarla a 6.000, mentre il ministro dell'Interno Fernando Grande-Marlaska ha chiesto il supporto di Frontex per identificare i migranti ancora presenti e gestire i rimpatri o le richieste di asilo.
Il fronte interno e il confronto con l'opposizione
La strategia di Sánchez, che ha scelto di alzare il muro contro l'ultradestra e di scagionare il Marocco, si scontra con le critiche dell'opposizione, a partire dal Partito Popolare, che lo accusa di avere già assolto Rabat prima ancora che le indagini siano concluse. Sul fronte diplomatico, il premier ha inoltre annunciato che il re Felipe VI si recherà in visita a Ceuta e Melilla – la prima da quando è capo dello Stato –, una mossa che rischia di riaprire le frizioni con il Marocco, che rivendica la sovranità sulle due exclavi.
Con il premier che giovedì riferirà in Parlamento sulla gestione della crisi, il governo di Madrid si trova a dover gestire una partita complessa, in cui la gestione dell'emergenza migratoria si intreccia con le tensioni geopolitiche e le accuse di complotto, in un clima politico sempre più incandescente.
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