Samsung supera Nvidia come azienda più profittevole, ma i mercati puniscono il titolo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nella giornata del 7 luglio, Samsung ha comunicato le proprie stime finanziarie preliminari relative al secondo trimestre del 2026, delineando un risultato operativo che la proietta in cima alle classifiche globali. Tra i mesi di aprile e giugno, l'azienda prevede di registrare un utile operativo pari a 89,4 mila miliardi di won, equivalenti a circa 53,8 miliardi di euro: una cifra che, essendo superiore agli ultimi dati ufficiali di Nvidia, permette alla società asiatica di conquistare il titolo di azienda più redditizia al mondo su base trimestrale.

Il balzo è impressionante se si considera che si tratta di un aumento di diciannove volte rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente e rappresenta il terzo record consecutivo per il colosso sudcoreano.

Il boom delle memorie per l'intelligenza artificiale

Il motore di questa crescita senza precedenti va ricercato nell'impennata della domanda di chip di memoria, trainata dalla corsa all'intelligenza artificiale. I data center, per alimentare i modelli di IA generativa, hanno letteralmente assetato il mercato di memorie DRAM e NAND, facendone schizzare i prezzi: secondo Citi Research, i prezzi medi di vendita della DRAM sono aumentati del 44% su base trimestrale, mentre quelli della NAND flash sono saliti del 53%.

Samsung, da leader mondiale nella produzione di DRAM, ha saputo sfruttare questa scarsità per alzare i prezzi in modo aggressivo, con la divisione semiconduttori che ha contribuito in maniera preponderante al risultato complessivo. Una dinamica che ha avuto un impatto anche sull'elettronica di consumo, con i prezzi di smartphone, pc e televisori spinti al rialzo da previsioni di rincari enormi nei prossimi trimestri.

Il paradosso di Borsa: utili record e crollo del titolo

Eppure, nonostante i numeri da capogiro, la reazione dei mercati è stata diametralmente opposta a quella che ci si sarebbe potuti attendere. Il titolo Samsung ha subito un tracollo in Borsa, perdendo oltre 100 miliardi di dollari di valore in una sola seduta con un calo che ha superato il 10% intraday per poi chiudere intorno al -7%. Il paradosso è che la buona notizia, anziché rassicurare gli investitori, ha innescato forti vendite, alimentando i timori che il boom delle vendite dei chip per l'IA non possa essere sostenuto.

A pesare è stata soprattutto una massiccia presa di profitto dopo un rally enorme che aveva portato le azioni Samsung a più che raddoppiare il loro valore da inizio anno. Il fenomeno, noto come "sell the news", ha colpito in pieno anche la rivale SK Hynix, contribuendo a un crollo dell'intero indice Kospi che è entrato in territorio di "mercato orso".

Il Kospi in caduta libera e i rischi di concentrazione

La seduta dell'8 luglio è stata particolarmente violenta per la Borsa di Seul: l'indice Kospi ha ceduto il 5,35% a 7.246,79 punti, segnando un calo di oltre il 20% rispetto ai picchi di giugno. La società di gestione del listino ha dovuto temporaneamente attivare il meccanismo di sospensione delle contrattazioni, come già avvenuto nei giorni scorsi, e lo stesso è accaduto per l'indice tecnologico Kosdaq che ha perso il 5,56%.

Gli analisti hanno sottolineato come la debolezza sia da attribuire a un mix di fattori: le prese di profitto da parte di investitori esteri e istituzionali, un riequilibrio dei portafogli e un cambiamento delle aspettative sul settore dell'IA a livello globale. La questione strutturale, però, è la crescente concentrazione del mercato sudcoreano nelle mani dei due colossi dei chip, Samsung e SK Hynix, che insieme valgono ormai circa il 60% della capitalizzazione del Kospi.

Un peso specifico che amplifica la volatilità, rendendo l'intero listino estremamente sensibile a qualsiasi movimento dei titoli del settore, con le autorità di regolamentazione che hanno già acceso i riflettori sul ruolo amplificatore dei leveraged ETF.

Un futuro segnato dalla volatilità dei cicli della memoria

La tesi rialzista su Samsung si basa su un superciclo della memoria alimentato dall'IA, che ha portato a una scarsità dei chip e a ordini a lungo termine che si protrarrebbero fino al 2027. Tuttavia, la tesi ribassista è altrettanto solida e si fonda sulla natura ciclica del settore, storicamente soggetto a brusche inversioni di tendenza quando la nuova capacità produttiva entra in funzione o la domanda rallenta. Gli investitori, ora, non pagano più per i risultati passati, ma per le prove che questo potere di determinazione dei prezzi possa durare.

La pubblicazione dei risultati completi, prevista per il 30 luglio, sarà un primo importante banco di prova per capire se il boom sia strutturale o solo l'ennesimo ciclo della memoria vicino al picco. L'ombra di un possibile rallentamento nella spesa per infrastrutture da parte delle grandi aziende tecnologiche statunitensi, a fronte di ritorni che restano ancora da dimostrare, rende il futuro del colosso sudcoreano e del settore dei chip più incerto che mai.

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