Morgan attacca De Gregori: «Come puoi restare in silenzio sul genocidio in Palestina?»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il fronte del dibattito culturale italiano si è improvvisamente acceso intorno a una questione che divide da sempre il pubblico e gli addetti ai lavori, quella cioè del ruolo politico dell’artista e del confine, spesso labile, tra espressione artistica e impegno civile.
huffingtonpost
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A scatenare la reazione più dura è stato Morgan, leader dei Bluvertigo, che ha risposto a stretto giro alle dichiarazioni rilasciate da Francesco De Gregori durante una conferenza stampa di presentazione dei suoi concerti: il cantautore romano aveva confessato di provare «un certo imbarazzo» quando un collega utilizza il palcoscenico per fare proclami politici, aggiungendo di non sentirsi «superiore a nessuno» per dare lezioni su Gaza o Israele.
Parole che non hanno trovato alcuno spazio di mediazione nell’animo del suo antagonista. libero +3
La replica social del leader dei Bluvertigo
Morgan, che ha costruito gran parte della sua immagine pubblica su una cifra stilistica volutamente irriverente e provocatoria, ha pubblicato un video sui propri profili social, indirizzandosi direttamente a De Gregori con un tono che mescolava rispetto formale e sostanziale accusa.
«Caro Francesco, ti stimo come artista importante per la cultura italiana», ha esordito, salvo poi ribaltare immediatamente il ragionamento: «Non capisci perché gli artisti devono schierarsi: oggi non hai bisogno di lottare, ma la lotta è la postura naturale dello spirito artistico». ilfattoquotidiano +3
Il punto, per Morgan, non è una banale militanza di bandiera, quanto piuttosto un’indifferenza che, a suo giudizio, finisce per pesare a favore dell’oppressore.
È in questo passaggio, forse il più duro di tutto il suo intervento, che il cantante richiama esplicitamente l’attualità del conflitto mediorientale: «Come può non importarti il genocidio in Palestina? Tu non lo vedi e non lo subisci – ha incalzato –, allora dov’è quell’intelligenza che un tempo ti faceva commuovere?». lastampa +3
Una domanda che suona come una condanna morale nei confronti di chi, pur avendo avuto il dono della parola poetica, sceglie il silenzio di fronte a quelle che Morgan definisce «iniquità, schiavismo e dittatura». virgilio +3
Le parole di De Gregori e il concetto di "imbarazzo"
Per comprendere la portata dello scontro, occorre riavvolgere il nastro alla fonte della polemica, ossia l’incontro con la stampa durante il quale De Gregori ha presentato il progetto "Nevergreen".
Interrogato sulle recenti sortite politiche di artisti internazionali come Bruce Springsteen (noto per le sue posizioni contro l’amministrazione Trump), il cantautore romano ha preso le distanze da quella che considera una forma di supponenza intellettuale. lastampa +3
«Non faccio proclami – ha spiegato – perché non mi sento superiore al pubblico, né credo di poter dare lezioni su questioni così complesse». Ha aggiunto, quasi a mo' di dichiarazione di poetica, di avere «le idee confuse» e di ritenere «onesto» ammetterlo, citando a sostegno un verso di Walt Whitman: «Contengo moltitudini». lastampa +3
Proprio questa rivendicazione di complessità, o di contraddizione, è stata interpretata dai suoi critici come una comoda copertura per una ritirata strategica dall’impegno; per Morgan, invece, si tratta di una vera e propria resa di fronte alle responsabilità civili, aggravata dal fatto che De Gregori abbia scritto, in passato, canzoni contro la guerra come "Generale". libero +3
La frattura generazionale e ideologica nel mondo della musica
La reazione dell’ex giudice di X Factor non è un episodio isolato, ma si inserisce in una più ampia frattura che sta attraversando il panorama musicale italiano, dove si confrontano visioni opposte dell’intellettuale pubblico.
Se da una parte troviamo chi, come De Gregori, rivendica la libertà di non trasformare il palco in una tribuna politica per non tradire la complessità del reale, dall’altra ci sono artisti come Elisa (che ha sostenuto la causa palestinese) o lo stesso Morgan, i quali ritengono che l’indifferenza equivalga a una complicità oggettiva. libero +3
Non si tratta solo di Gaza, chiaramente, ma del principio stesso che guida la creazione artistica: deve raccontare storie senza tempo o intervenire nel dibattito pubblico? De Gregori, sostenuto in queste ore anche da alcune voci del giornalismo conservatore che vedono nelle sue parole una sana critica al "politicamente corretto", ha ribadito che per fare sensibilizzazione sarebbe meglio rivolgersi a un filosofo. virgilio +3
Morgan, al contrario, rovescia l’argomentazione: «Non si tratta di politica – precisa nel video – ma di impegno sociale e forza delle idee»; un impegno che per lui è inscindibile dall’atto creativo, pena la riduzione dell’arte a mero intrattenimento privo di spina dorsale. virgilio +3




