Settimo raid consecutivo Usa sull'Iran, Teheran chiude lo Stretto di Hormuz
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Redazione Esteri
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Le forze armate statunitensi hanno completato la settima notte consecutiva di attacchi contro obiettivi militari in territorio iraniano, in un'offensiva che il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha definito mirata a ridurre le capacità operative delle forze di Teheran.
L'annuncio, diffuso attraverso i canali ufficiali del comando americano, arriva mentre la tensione nello Stretto di Hormuz, il principale snodo per il traffico petrolifero mondiale, è salita a livelli critici a seguito della dichiarazione delle Guardie Rivoluzionarie iraniane che ne hanno proclamato la chiusura totale fino a nuovo ordine.
Obiettivi strategici nel mirino
Secondo il comunicato del Centcom, l'ultima ondata di bombardamenti ha preso di mira una serie di infrastrutture considerate nevralgiche per l'apparato militare iraniano, tra cui siti di sorveglianza, depositi sotterranei per lo stoccaggio di armi, infrastrutture logistiche e risorse navali. L'operazione, condotta con l'impiego di aerei da combattimento, droni e navi da guerra, rappresenta un ulteriore tassello nell'escalation che ha seguito la dichiarazione di decadenza del cessate il fuoco temporaneo da parte del presidente Donald Trump.
Le immagini diffuse dall'agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim mostrano i danni provocati dagli attacchi: tre ponti e una galleria sono andati distrutti, e si contano vittime tra i civili, sebbene il numero esatto non sia stato ancora ufficialmente confermato.
La risposta di Teheran e la chiusura dello Stretto
La replica dell'Iran non si è fatta attendere e ha assunto una dimensione tanto militare quanto strategica. Le Guardie della Rivoluzione Islamica hanno annunciato che lo Stretto di Hormuz è da considerarsi "completamente chiuso e altamente a rischio" a seguito delle incursioni statunitensi. La televisione di Stato iraniana ha rilanciato la notizia secondo cui quattro petroliere, che tentavano di attraversare il canale, sarebbero state fermate con un'operazione combinata di missili e droni.
Due di queste imbarcazioni, secondo la ricostruzione fornita da Teheran, sarebbero incappate in zone minate e sarebbero ora in fiamme. Una ricostruzione, questa, prontamente smentita dal Centcom che ha definito la notizia "falsa", bollandola come l'ennesima affermazione infondata proveniente dalle Guardie Rivoluzionarie.
Un conflitto che si allarga al Golfo
Il braccio di ferro tra Stati Uniti e Iran ha rapidamente superato i confini del territorio iraniano, coinvolgendo altri Paesi della regione in quella che appare come una pericolosa estensione del conflitto. Fonti locali riferiscono di attacchi iraniani con missili e droni contro basi militari statunitensi dislocate in Kuwait, Giordania e Bahrein. In Kuwait, le difese aeree sono state attivate per intercettare i velivoli ostili, mentre in Giordania l'esercito di Amman ha dichiarato di aver abbattuto dieci missili lanciati dall'Iran.
Le Guardie Rivoluzionarie hanno rivendicato la distruzione del centro logistico e del radar della base di Al Salem, in Kuwait, oltre ad aver colpito la base aerea di Al Udeid in Qatar, segnando un'allarmante estensione geografica delle ostilità.
Oltre 50mila militari Usa in allerta
Il Centcom ha sottolineato la massiccia presenza militare americana nell'area, con oltre 50.000 soldati attualmente operativi in tutto il Medio Oriente, definiti "vigili, letali e pronti all'azione". Nel frattempo, le autorità iraniane hanno denunciato il pesante tributo pagato dalla popolazione civile, parlando di oltre 30 vittime e 260 feriti negli ultimi raid.
Un'ulteriore conferma della drammaticità della situazione arriva dalla provincia di Hormozgan, dove un vice governatore ha riferito che gli attacchi statunitensi hanno causato tre morti e otto feriti.




