Cinzia Dal Pino condannata a 18 anni per l’omicidio dopo lo scippo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Cinzia Dal Pino è stata condannata a 18 anni per omicidio volontario dalla Corte d’Assise di Lucca per la morte di Nourredine Mezgoui, l’uomo che le aveva rubato la borsetta e che venne investito con il Suv dopo il furto. La sentenza di primo grado chiude una fase centrale di una vicenda che aveva attirato grande attenzione e che ora proseguirà sul piano giudiziario con l’annunciato ricorso della difesa. Secondo quanto emerso nel procedimento, la donna inseguì il presunto rapinatore e lo travolse più volte nel tentativo di recuperare la borsa sottratta poco prima.

La lettura della decisione è avvenuta davanti alla Corte d’Assise di Lucca. In aula, Cinzia Dal Pino ha mantenuto lo sguardo rivolto verso il banco della Corte senza voltarsi verso il pubblico presente. Dopo la pronuncia della sentenza, ha lasciato il tribunale attraverso una porticina laterale insieme alla figlia, evitando contatti con l’esterno. La condanna riguarda l’accusa di omicidio volontario ai danni di Nourredine Mezgoui, cittadino originario del Marocco, quarantasettenne e senza fissa dimora, indicato come l’autore della rapina della borsetta che aveva preceduto i fatti contestati.

La decisione della Corte d’Assise e la pena stabilita

Il verdetto emesso in primo grado ha fissato una pena di 18 anni. La Corte d’Assise ha ritenuto configurabile l’omicidio volontario nella ricostruzione dei fatti esaminata durante il processo. La vicenda è stata al centro di numerose udienze e approfondimenti, con testimonianze e accertamenti discussi nel corso del dibattimento. Tra gli elementi richiamati nel procedimento figurano anche le deposizioni raccolte nel corso delle indagini, comprese quelle relative a riscontri tecnici e alla presenza di personale delle forze dell’ordine sul luogo del delitto.

La sentenza prevede che la pena venga scontata ai domiciliari senza braccialetto elettronico. Nel dibattito processuale resta inoltre richiamato il tema del dolo eventuale, uno dei punti che continuano a essere oggetto di confronto tra accusa e difesa. La presidente della Corte d’Assise, Nidia Genovese, si è riservata novanta giorni per il deposito delle motivazioni della decisione, documento che sarà determinante per comprendere nel dettaglio il percorso logico e giuridico che ha portato alla condanna.

L’annuncio dell’appello e la strategia della difesa

Gli avvocati di Cinzia Dal Pino hanno già annunciato l’intenzione di impugnare la sentenza. La difesa presenterà appello non appena saranno disponibili le motivazioni depositate dalla Corte. L’avvocato Enrico Marzaduri ha spiegato che l’impianto dell’impugnazione si baserà essenzialmente sulla memoria difensiva già presentata durante il procedimento. I legali sostengono la necessità di continuare il confronto giudiziario nei successivi gradi di giudizio e hanno dichiarato di voler proseguire la battaglia processuale per ottenere quello che definiscono un processo equo.

La condanna di primo grado rappresenta quindi un passaggio importante ma non definitivo della vicenda giudiziaria. Da una parte vi è la decisione della Corte d’Assise che ha riconosciuto la responsabilità per omicidio volontario, dall’altra la scelta della difesa di contestare la ricostruzione accolta dal tribunale attraverso il ricorso in appello. L’attenzione si sposterà ora sulle motivazioni della sentenza, attese entro i termini fissati dalla Corte, e sui successivi sviluppi del procedimento che continuerà nelle sedi giudiziarie competenti.

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