Il monito di Phison: carenza di memorie fino al 2030, a rischio interi segmenti del mercato consumer

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   L’allarme, lanciato senza mezzi termini da K.S. Pua, amministratore delegato di Phison, disegna uno scenario di crisi strutturale per l’intero settore delle memorie, una crisi che, secondo le sue previsioni, non solo è destinata a protrarsi ben oltre il 2030 ma potrebbe addirittura spingersi, in assenza di correttivi, per l’intero prossimo decennio. In un’intervista rilasciata ai media cinesi e ripresa poi da diverse testate internazionali, il numero uno del produttore di controller per SSD ha spiegato come l’attuale squilibrio tra domanda e offerta non rappresenti affatto un fenomeno contingente, bensì il sintomo di uno spostamento tettonico degli equilibri di mercato, dove la fame inesauribile di chip da parte dell’intelligenza artificiale sta riscrivendo le priorità dell’intera filiera produttiva. Il nodo cruciale, ha sottolineato Pua, risiede nel fatto che la domanda enterprise, quella dei grandi data center e degli hyperscaler, non è stata ancora nemmeno contabilizzata per intero: stiamo vivendo, insomma, solo la fase iniziale di un processo che rischia di spazzare via intere porzioni del mercato rivolto agli utenti finali.

A determinare questa impasse, della quale si discute ormai da mesi senza che si intravedano reali vie d’uscita, è la combinazione micidiale tra un aumento esponenziale dei requisiti di memoria per l’AI training e l’inference e una sostanziale riluttanza dei produttori, i colossi coreani e statunitensi del settore, ad aumentare la capacità produttiva in modo significativo. Questi ultimi, reduci da un quinquennio di investimenti mastodontici e di utili ballerini tra il 2020 e il 2025, si trovano oggi nella condizione di poter dettare legge, privilegiando la redditività a scapito dei volumi. Ne consegue, come ha avuto modo di osservare di recente anche Massimo Bendazzoli di Acer, una pressione al rialzo sui listini delle componenti che si fa sentire di mese in mese, una dinamica che costringe i produttori di pc, smartphone e periferiche a rivedere continuamente i propri piani industriali, con un impatto che si preannuncia particolarmente severo proprio sulle fasce d’ingresso del mercato, quelle tradizionalmente più sensibili alle variazioni di prezzo.

Prezzi fuori controllo e l’avvento del “mercato del venditore”

La situazione, che qualcuno nel settore ha già ribattezzato con un certo fatalismo “RAMageddon”, trova la sua rappresentazione più plastica nell’andamento dei costi delle memorie, un andamento che, se osservato in una prospettiva di medio periodo, rivela un’impennata senza precedenti. Le analisi condotte da realtà come TrendForce e 3DCenter confermano che il traino della domanda, esercitato in particolar modo dai data center impegnati nello sviluppo di modelli di intelligenza artificiale, sta mettendo sotto una pressione insopportabile l’intera catena di fornitura, con tempi di consegna che per alcune tipologie di chip, come gli LPDDR5X, si allungano ormai fino a toccare le trentanove settimane. Un dato, quest’ultimo, che significa sostanzialmente l’impossibilità per gli assemblatori e i produttori di elettronica di pianificare con un minimo di ragionevole certezza il lancio dei propri prodotti, in balia di un mercato nel quale, come sottolinea lo stesso Pua, sono i venditori a imporre condizioni inaudite fino a poco tempo fa.

Ed è forse questo l’aspetto più clamoroso della svolta in atto: l’aver trasformato un settore, quello dei semiconduttori, tradizionalmente caratterizzato da una competizione serrata e da guerre di prezzo, in un oligopolio in grado di dettare legge con una durezza che non ha precedenti nella storia recente dell’elettronica di consumo. Lo stesso CEO di Phison ha rivelato, nel corso dell’intervista, come alcune aziende produttrici di memorie stiano pretendendo dai propri clienti il pagamento anticipato dell’intero valore di forniture triennali, una richiesta che di fatto trasforma il rapporto commerciale in un atto di fede nelle capacità del fornitore e che, naturalmente, taglia fuori dal mercato tutti quegli operatori di piccole e medie dimensioni sprovvisti della necessaria liquidità. Non solo: ci si imbatte sempre più spesso nella risposta secca, quasi sprezzante, di chi, pur di non impegnare capacità produttiva in contratti meno remunerativi, rifiuta ordini e proposte di acquisto, forte della consapevolezza che altra clientela, ben disposta a pagare qualsiasi prezzo pur di accaparrarsi i chip necessari ai propri server, è già in fila.

L’effetto domino sul settore tecnologico e il caso dei pc

Le conseguenze di questa impennata dei costi e della cronica scarsità di offerta si stanno riversando a cascata sull’intero ecosistema della tecnologia, con ripercussioni che vanno ben oltre il semplice aumento del prezzo di un banco di ram o di un SSD. Per comprendere la portata del fenomeno, basti considerare l’impatto sui pc, dove la quota del costo della memoria sul totale del valore del prodotto è ormai raddoppiata nell’arco di un solo anno, arrivando a pesare per circa il 18% del valore complessivo. Un’azienda come Dell, per fare un nome tra i più noti, si è vista costretta a rivedere al rialzo i listini dei propri notebook e desktop di fascia commerciale con incrementi che, a seconda della configurazione, possono arrivare a diverse centinaia di dollari, un aggravio che difficilmente potrà essere assorbito interamente dai margini e che quindi verrà inevitabilmente scaricato sui consumatori.

Il meccanismo, d’altronde, è lo stesso che sta mettendo in ginocchio i produttori di smartphone e televisioni, dove l’aumento vertiginoso del prezzo di componenti base come le memorie eMMC sta letteralmente mandando in tilt i piani di produzione. Un chip da 8GB, ha spiegato Pua nel dettaglio, che all’inizio del 2025 veniva pagato poco più di un dollaro e mezzo, oggi supera abbondantemente la soglia dei venti dollari. Tradotto in termini pratici, significa che un televisore dal costo di produzione di trecento dollari si trova ora a dover assorbire un rincaro imprevisto di quasi venti dollari sulla sola memoria, una voce di spesa che ne sconvolge i conti e che obbliga i produttori a scelte dolorose, come ridurre la dotazione di memoria, aumentare il prezzo finale o, in alcuni casi, rinunciare del tutto alla produzione. È in questo contesto che si inserisce la previsione, cupa, di un’ondata di fallimenti che potrebbe travolgere, a partire dalla seconda metà del 2026, molti produttori di sistemi, specialmente quelli più piccoli e specializzati in prodotti a basso margine, i quali, impossibilitati a procurarsi i chip o a sostenere i nuovi costi, saranno semplicemente costretti a chiudere i battenti.

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