Bambini allontanati dalla casa nel bosco, i genitori pronti alla battaglia legale
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Redazione Interno
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Un rudere pericoloso e un isolamento totale, elementi che hanno spinto il Tribunale per i minorenni dell’Aquila a disporre l’allontanamento urgente dei tre figli minorenni di una famiglia anglo-australiana, i Trevallion-Birmingham, la cui vita si svolgeva in un casolare sperduto tra i boschi di Palmoli, in provincia di Chieti. L’ordinanza, che delinea una situazione di “grave pregiudizio” per lo sviluppo dei minori, investe ogni aspetto della loro esistenza quotidiana: dalla sicurezza fisica, costantemente messa a rischio dalla precarietà dell’abitazione, alla salute psicologica, minata dalla mancanza di relazioni sociali, passando per condizioni igieniche inadeguate e per una istruzione che appare gravemente trascurata.
La reazione dei genitori
Il padre, Nathan Trevallion, intercettato dalle telecamere di una trasmissione nazionale, ha confermato la volontà di non abbandonare lo stile di vita scelto, nonostante le conseguenze giudiziarie. “Vogliamo vivere qui, casa nostra è qui in Abruzzo”, ha dichiarato il cinquantunenne, esprimendo al contempo un affetto sincero verso il territorio e i suoi abitanti, che ha definito “persone con un grande cuore”. La madre, Catherine Birmingham, ha invece raccontato le prime ore successive alla separazione forzata, vissute all’interno di una struttura protetta a Vasto. “Siamo nello stesso edificio, ma non possiamo stare insieme. Io sono al piano di sopra, i miei bambini di sotto”, ha denunciato al quotidiano Il Centro, descrivendo i figli, una bambina di otto anni e due gemelli di sei, come tristi ma forti, nonostante lo strappo improvviso dal loro contesto di vita.
Le critiche alla decisione del tribunale
Sulla decisione dell’autorità giudiziaria sono emerse voci critiche, che ne mettono in discussione la proporzionalità. Il coordinatore regionale della Lega in Abruzzo, per esempio, ha espresso un profondo amareggiamento, sottolineando come “mentre migliaia di famiglie in tutta Italia attendono da anni che una procedura di adozione si sblocchi, in questo caso invece si è riusciti a smembrare una famiglia nel giro di pochi giorni”. Una presa di posizione che invita a riflettere sulle priorità di intervento nelle delicate materie di tutela minorile, suggerendo che l’azione delle istituzioni dovrebbe concentrarsi laddove il bisogno di protezione è più manifesto e urgente.
La prospettiva di una lunga controversia
La famiglia, per il momento, sembra intenzionata a opporsi alla misura, preparandosi a una battaglia legale per ottenere la riunificazione. Le condizioni poste dalle autorità per un eventuale riavvicinamento appaiono, però, di non semplice realizzazione, implicando una modifica radicale delle abitudini e dell’assetto abitativo; lo stesso Nathan Trevallion ha accennato alla necessità di dover costruire un bagno, uno degli aspetti pratici che segnano la distanza tra il suo mondo e i parametri richiesti per il benessere di quei minori, i quali, nel frattempo, dovranno adattarsi a una quotidianità completamente nuova e regolamentata, lontana dal bosco che consideravano casa.




