Assolto il tecnico manutentore per la morte di Luana D'Orazio in fabbrica
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Redazione Interno
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Il Tribunale di Prato ha assolto con formula piena Mario Cusimano, il tecnico manutentore finito a processo per la morte di Luana D’Orazio, la giovane operaia di 22 anni che perse la vita il 3 maggio 2021, tragicamente strappata all’esistenza mentre era impegnata nel suo lavoro presso un’azienda tessile di Montemurlo. La sentenza, che si è materializzata al termine del giudizio di primo grado presieduto dal giudice Jacopo Santinelli, ha sancito l’assoluzione “per non aver commesso il fatto”, cancellando così le accuse di omicidio colposo e di rimozione volontaria delle protezioni di sicurezza dell’orditoio che avevano segnato l’esistenza dell’imputato. Una decisione, questa, che chiude un capitolo giudiziario complesso, lasciando però intatta la ferita di una perdita incolmabile.
Le accuse e il percorso processuale
Cusimano, che prestava la sua opera come tecnico esterno per l’azienda, si era trovato a dover rispondere in solitudine di fronte alla giustizia ordinaria, avendo optato per il rito ordinario in un procedimento che vedeva al centro le dinamiche di un incidente sul lavoro dalle conseguenze irreparabili. L’ipotesi accusatoria, che dipingeva un quadro di negligenza gravissima, sosteneva come egli avesse consapevolmente rimosso i dispositivi di protezione collocati sulla macchina, quelli stessi che, se preservati, avrebbero potuto scongiurare il verificarsi della sciagura. Dalle indagini, d’altronde, era emerso in maniera incontrovertibile che l’orditoio fosse stato effettivamente manomesso, un dato di fatto che ha alimentato un lungo e doloroso iter processuale, culminato in un’aula di tribunale dove si è deciso delle responsabilità penali individuali.
Le reazioni all’esito del processo
Dall’altro lato della vicenda, il legale difensore di Cusimano ha espresso un senso di liberazione, commentando come l’assoluzione abbia posto fine a un incubo per il proprio assistito e affermando che la tesi della difesa, che ha sempre strenuamente negato ogni addebito, ha infine trovato piena conferma in sede giudiziale. Emozioni di segno diametralmente opposto, invece, hanno pervaso l’animo di Emma Marrazzo, la madre di Luana, la quale ha definito l’esito della sentenza come un’ingiustizia e un fatto vergognoso, dando voce a un dolore che l’assoluzione non può certo mitigare. Le sue parole risuonano come un amaro contrappunto a una verità processuale che, sebbene accertata, non restituisce la figlia e non placa il desiderio di una giustizia che vada oltre l’ambito strettamente penale.
Il contesto di una tragedia annunciata
La tragica scomparsa di Luana D’Orazio si inserisce in un più ampio e preoccupante scenario di incidenti mortali in ambito lavorativo, che continua a mietere vittime specialmente in certi distretti produttivi, sollevando interrogativi pressanti sulle reali condizioni di sicurezza negli ambienti di lavoro. Quella macchina, un orditoio privato delle sue fondamentali cautele, è divenuta il simbolo di una vulnerabilità che troppo spesso caratterizza il quotidiano di molti operai, costretti a confrontarsi con rischi che dovrebbero essere invece scrupolosamente prevenuti. L’assoluzione del tecnico manutentore, se da un lato risolve la questione delle sue personali responsabilità penali, dall’altro non offusca la necessità di una riflessione profonda sulla cultura della prevenzione e sul rispetto delle norme antinfortunistiche, affinché simili tragedie non abbiano più a ripetersi.




