Batterie removibili, la Ue dice sì a smartwatch e occhiali smart: arriva l'esenzione
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Redazione Scienza e Tecnologia
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La Commissione Europea ha ufficialmente adottato un atto delegato che introduce una serie di nuove esenzioni al Regolamento UE 2023/1542, noto come Batteries Regulation, andando a modificare il regime di rimovibilità delle batterie per diverse categorie di prodotti.
L'intervento, che fa seguito a una consultazione pubblica e a discussioni con Stati membri e associazioni di categoria, esenta in particolare i dispositivi indossabili come smartwatch, fitness tracker e smart glasses dall'obbligo di montare batterie facilmente sostituibili dall'utente finale, un requisito che avrebbe dovuto diventare operativo a partire dal 18 febbraio 2027.
La mossa di Bruxelles arriva al termine di un braccio di ferro che ha visto coinvolti giganti della tecnologia come Meta, i cui occhiali smart Ray-Ban con display erano finiti al centro di una disputa politica e commerciale con gli Stati Uniti. L'ambasciatore americano presso l'UE, Andrew Puzder, aveva pubblicamente criticato le norme europee, definendole "così ampie e restrittive da impedire la vendita nell'Unione europea di questo prodotto meraviglioso".
Con l'eccezione, l'ultima generazione di occhiali smart di Meta, dotati di batterie integrate non accessibili, potrà dunque essere immessa sul mercato europeo senza necessità di riprogettazione hardware.
Il principio generale e le deroghe per sicurezza e design
Il principio cardine del regolamento rimane invariato: le batterie portatili nei prodotti venduti nell'UE devono essere rimovibili e sostituibili per prolungare la vita utile dei dispositivi e agevolare il riciclaggio dei materiali. Tuttavia, lo stesso regolamento prevede deroghe quando l'apertura del dispositivo potrebbe comportare rischi per la sicurezza dell'utente o quando vincoli tecnici rendono irrealistico un accesso diretto da parte del consumatore.
Un'eccezione già in vigore, per motivi di sicurezza, riguardava i dispositivi medici e gli "apparecchi per uso in ambiente umido" come spazzolini elettrici e idropulsori dentali, per i quali la sostituzione è demandata a professionisti indipendenti.
L'atto delegato adottato il 14 luglio estende questa logica a sei nuove categorie di prodotti, tra cui appunto i wearable. Per questi dispositivi, la miniaturizzazione e la necessità di garantire tenuta stagna, resistenza alla polvere e agli urti rendono difficile, se non controproducente, la progettazione di un vano batteria apribile dall'utente.
La Commissione ha quindi stabilito che per smartwatch, occhiali smart, fitness tracker e altri dispositivi elettronici integrati in abbigliamento, la batteria dovrà poter essere rimossa e sostituita, ma esclusivamente da tecnici professionisti e non direttamente dai consumatori.
Impatto sul mercato e reazioni dell'industria
Questa decisione rappresenta una vittoria significativa per i produttori di dispositivi indossabili, che avrebbero dovuto affrontare costi di riprogettazione e possibili compromessi estetici e funzionali per adeguarsi alla norma. Oltre a Meta, l'esenzione avvantaggia direttamente colossi come Apple, che può mantenere il design sigillato di Apple Watch e AirPods, e apre la strada ai futuri lanci di smart glasses da parte di Samsung e Google.
La deroga, tuttavia, non è un salvacondotto per tutti: aziende come Nintendo hanno già confermato di dover commercializzare in Europa una versione della console Switch 2 con batteria sostituibile dall'utente per rispettare le norme, a dimostrazione di come l'impatto del regolamento vari radicalmente a seconda della categoria di prodotto.
Nonostante il dietrofront parziale, la Commissione ha negato di aver ceduto a pressioni politiche o industriali, sottolineando che la proposta è frutto di un ampio percorso di consultazione pubblica. L'atto delegato, ora nelle mani del Parlamento Europeo e del Consiglio dell'UE, avrà due mesi di tempo per eventuali obiezioni; in assenza di queste, entrerà in vigore venti giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione.
La decisione, che separa di fatto la questione tecnica delle batterie da altre problematiche, come quelle relative alla privacy e all'intelligenza artificiale, potrebbe rappresentare un precedente per future normative su dispositivi sempre più compatti e integrati nella vita quotidiana.




