L'antibiotico-resistenza, un'emergenza silenziosa che avanza

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Hanno segnato una svolta epocale nella storia della medicina, debellando infezioni letali e permettendo interventi chirurgici un tempo inimmaginabili. Eppure, proprio il successo degli antibiotici ha generato una pericolosa illusione di onnipotenza, portando a un utilizzo spesso indiscriminato che ne sta minando l'efficacia. Ciò che sta accadendo, un processo naturale di adattamento dei batteri accelerato dall'azione umana, sta rapidamente trasformando un'arma potente in un'arma spuntata, con conseguenze che toccano da vicino la salute di tutti. La dottoressa Laura Mazzotta, specializzata in Igiene e Medicina Preventiva, chiarisce che «non è altro che la capacità sviluppata dai batteri di sopravvivere a farmaci progettati per ucciderli, un fenomeno parte dell'evoluzione naturale dei batteri che diventa preoccupante per la velocità con cui questa resistenza sta aumentando, un ritmo molto più rapido rispetto alla scoperta di nuovi antibiotici».

Il quadro italiano, una maglia nera europea

Il sindacato Nursing Up, richiamando l'attenzione su una criticità ormai cronica, definisce l'Italia come una "maglia nera" in ambito europeo. I dati più recenti forniti dall'Agenzia Italiana del Farmaco, che si riferiscono al 2023, confermano un consumo pro capite tra i più alti del continente, con un valore di 22,4 DDD ogni mille abitanti al giorno, ben al di sopra della media dell'Unione. A questo si accompagna un indice di larghezza di spettro quasi triplo rispetto a quello dei partner europei, il che significa che si ricorre con troppa frequenza ad antibiotici ad ampio spettro, quelli che agiscono su un vasto numero di batteri diversi. Un eccesso, questo, che non fa che alimentare il meccanismo di selezione dei ceppi resistenti, rendendo sempre più difficile il trattamento di infezioni comuni.

Le ricadute concrete sulla pratica clinica

Le conseguenze di questa tendenza non rimangono confinate nelle statistiche, ma si manifestano in modo tangibile negli ambulatori medici. Gli urologi, in particolare, segnalano un allarme crescente: l'uso indiscriminato di questi farmaci — una pratica che spesso nasce dall'autoprescrizione o da prescrizioni non sufficientemente ponderate — sta rendendo i batteri sempre più "immuni". Il dottor Giuseppe Carrieri, direttore del dipartimento di Urologia dell'Università di Foggia, osserva come questo fenomeno stia complicando la gestione di infezioni molto diffuse, come quelle che colpiscono l'apparato urinario, rendendo alcuni trattamenti standard inefficaci e costringendo a cercare alternative terapeutiche più complesse.

Prospettive e approcci complementari

Di fronte a uno scenario così preoccupante, si moltiplicano le riflessioni su possibili strategie per contenere il fenomeno. Accanto alla fondamentale stewardship antibiotica, che punta a un uso più razionale e responsabile di questi farmaci, si esplorano anche il contributo di altre discipline. Il professor Francesco Macrì, presidente della Società Italiana di Omeopatia e Medicina Integrata, sostiene che l'omeopatia e le medicine integrative possano offrire un apporto concreto per contrastare la resistenza antimicrobica, proponendosi in alcuni casi come un'opzione per limitare il consumo di antibiotici laddove non siano strettamente necessari, sebbene il dibattito scientifico su questi metodi resti aperto.

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