Israele e Hamas, tra accuse e negoziati: la guerra entra nel 572esimo giorno

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre i bombardamenti continuano a colpire la Striscia di Gaza, le dichiarazioni di Hamas e del governo israeliano rivelano un divario incolmabile, non solo sul campo di battaglia ma anche al tavolo dei negoziati. Il movimento islamista palestinese ha accusato Israele di utilizzare “la fame come arma di guerra”, definendola una violazione del diritto internazionale e una sfida alla Corte internazionale di giustizia. “Si tratta di un crimine che richiede un intervento immediato della comunità internazionale”, si legge nella nota diffusa dai media arabi, in cui si chiede di ripristinare senza condizioni gli aiuti umanitari alla popolazione civile.

Dall’altra parte, fonti israeliane parlano invece di “progressi”, seppur limitati, nei colloqui mediati dall’Egitto per il rilascio degli ostaggi. Un funzionario di Tel Aviv, pur smorzando gli entusiasmi sulle dichiarazioni del Cairo – che aveva definito “significativi” gli avanzamenti – ha confermato che le trattative non si sono interrotte. Hamas, però, respinge queste valutazioni, sostenendo che Israele stia deliberatamente rallentando il processo per mantenere una posizione di forza.

Intanto, il ministro Ron Dermer, braccio destro del premier Benjamin Netanyahu, ha tracciato un orizzonte temporale per la fine del conflitto: “Tra dodici mesi la guerra del 7 ottobre sarà conclusa”. Una previsione ottimistica, che però si basa su un presupposto chiaro: la vittoria militare di Israele. Dermer ha aggiunto che nuovi accordi di pace potrebbero aprirsi con altri Paesi della regione, ma senza concedere dettagli sulle modalità.

Sul fronte militare, intanto, Stati Uniti e Regno Unito hanno condotto un attacco aereo congiunto contro un centro di produzione di droni degli Houthi nello Yemen, in quella che appare come un’estensione del conflitto ben oltre i confini di Gaza. La guerra, che coinvolge ormai Libano, Siria, Iran e appunto lo Yemen, entra così nel suo 572esimo giorno, senza che si intraveda una soluzione pacifica all’orizzonte.

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