Totò Bellocco, rampollo del clan calabrese, è stato ucciso a Cernusco sul Naviglio, nell'hinterland milanese, durante uno scontro armato con Andrea Beretta, capo del ramo “militare” degli ultras nerazzurri
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Redazione Interno
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Bellocco, già condannato per associazione mafiosa, aveva scontato nove anni di reclusione. La sua vita, segnata dalla criminalità organizzata, lo aveva portato a Milano, dove aveva stretto legami con la curva nord dell’Inter.
Beretta, 49 anni, è un volto noto nel mondo degli ultras. Erede di Vittorio Boiocchi, ha un passato criminale segnato da arresti per spaccio, furto e violenza. Nel 2022, Beretta era stato protagonista di un'aggressione a un ambulante fuori dallo stadio Meazza. La sua leadership tra i tifosi dell’Inter è indiscussa, ma la sua vita è costellata di episodi violenti.
La faida tra Bellocco e Beretta sembra essere esplosa per questioni d'affari. I due, un tempo amici, avevano giocato a calcetto insieme la sera prima dell'omicidio. La lite è degenerata quando Bellocco ha sparato a Beretta, che ha risposto accoltellandolo mortalmente. Questo episodio mette in luce i legami tra la criminalità organizzata e il mondo degli ultras, un binomio che continua a influenzare negativamente il calcio italiano.
Bellocco era figlio di Giulio Bellocco e Aurora Spanò, entrambi condannati per mafia e detenuti al 41 bis. La sua morte rappresenta un ulteriore capitolo nella storia della famiglia mafiosa Bellocco, una delle più potenti della 'ndrangheta calabrese




