Colpo ucraino nel Mar Nero, drone contro una cisterna russa al largo della Turchia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Una nave cisterna di bandiera russa, la Midvolga-2, è stata attaccata con un drone navale a circa 130 chilometri dalla costa turca, secondo quanto dichiarato dalle autorità marittime di Ankara. L'imbarcazione, che si ritiene trasportasse olio di girasole dalla Russia verso la Georgia, è l'ultimo bersaglio di una campagna che Kiev ha ormai esplicitamente avviato contro il traffico marittimo legato a Mosca. L'episodio, peraltro, segue di pochi giorni gli attacchi condotti dall'Ucraina contro due petroliere della cosiddetta "flotta ombra" russa, la Kairo e la Vilat, colpite sempre nel Mar Nero mentre erano dirette verso il porto di Novorossijsk. Si tratta di unità, queste, spesso utilizzate per eludere le sanzioni internazionali e trasportare il greggio che fornisce ossigeno finanziario alla guerra di Mosca, capaci di movimentare carichi il cui valore può raggiungere svariate decine di milioni di dollari.

L'allarme della Turchia e il rischio di un'escalation

La localizzazione dell'ultimo attacco, avvenuto all'interno della zona economica esclusiva turca, ha fatto immediatamente scattare l'allarme diplomatico di Ankara, potenza costiera il cui ruolo di mediatore e la cui stabilità economica dipendono in larga misura dalla sicurezza delle rotte marittime. Il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, ha lanciato un monito pubblico, esortando a evitare che il Mar Nero possa trasformarsi in un teatro di conflitto paragonabile al Mar Rosso, dove gli attacchi dei ribelli yemeniti hanno più volte minacciato il traffico commerciale globale. Una preoccupazione, la sua, che travalica la singola azione militare e tocca il cuore di un equilibrio regionale già profondamente fragile, dove ogni incidente rischia di innescare reazioni a catena difficili da controllare.

La strategia di Kiev contro la "flotta ombra"

L'ammissione ufficiale da parte ucraina di aver colpito le petroliere Kairo e Vilat rappresenta una significativa evoluzione nella condotta delle operazioni. Se in passato Kiev aveva mantenuto un velo di ambiguità su alcune azioni contro obiettivi marittimi, ora la strategia è dichiarata e precisa: colpire i vascelli della flotta ombra, taluni dei quali soggetti a sanzioni occidentali, per erodere una delle fonti di finanziamento più cospicue per lo sforzo bellico del Cremlino. I mezzi impiegati, droni navali di tipo "Sea Baby", dimostrano una capacità tecnologica e operativa in crescita, permettendo di colpire bersagli a grande distanza dalle coste controllate dall'Ucraina. Una capacità che, come visto con l'attacco alla Midvolga-2, viene esercitata anche contro navi coinvolte nel trasporto di altre merci, come gli oli vegetali, suggerendo un possibile allargamento dello spettro degli obiettivi logistici ritenuti legittimi.

Geografia in espansione di un conflitto marittimo

Questa recente ondata di azioni non si è limitata alle acque relativamente vicine al teatro di guerra principale. Fonti di intelligence hanno segnalato come la campagna ucraina abbia ormai ampliato il suo raggio d'azione, arrivando a colpire persino in acque prossime al continente africano. Un'espansione geografica che testimonia la volontà di interdire le rotte commerciali della Russia su scala sempre più ampia, sfidando la capacità di protezione della sua marina e ponendo complessi interrogativi sul diritto marittimo internazionale. Il conflitto, in questo modo, supera i confini terrestri dell'Ucraina e si proietta in uno spazio globale, quello delle vie di comunicazione marittima, con implicazioni che riguardano i costi assicurativi, la libertà di navigazione e la stabilità dei prezzi delle materie prime. Mentre il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, affronta le sfide della sua amministrazione, la guerra nel Mar Nero continua a sviluppare nuove e pericolose dimensioni, le cui conseguenze sono ancora tutte da misurare.

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