Hellas retrocesso ma di gran cuore: il Verona strappa il pari in casa della Signora
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Redazione Sport
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Torino. La matematica, si sa, non ammette illusioni, e quella che condanna l’Hellas Verona alla Serie B è una sentenza ormai digerita negli spogliatoi gialloblù da alcuni giorni. Eppure, contro ogni pietosa previsione che voleva la formazione di Sammarco vittima sacrificale sull’altare delle ambizioni europee della Juventus, i veneti hanno offerto una prova di orgoglio che restituisce dignità a una stagione di sofferenze. Il pareggio per 1-1 all’Allianz Stadium – firmato da un vantaggio a sorpresa di Bowie e ricucito nella ripresa dal solito Vlahovic – non vale certo punti salvezza, ma vale a certificare una verità banale quanto talvolta dimenticata: anche chi retrocede ha il dovere (e a volte il piacere) di mettere il bastone tra le ruote dei piani altrui, strappando un punto che per i padroni di casa pesa come un macigno nella volata Champions.
La doccia fredda di Bowie e la reazione rabbiosa del tecnico
A guardare la statistica del possesso palla e delle occasioni create, verrebbe da dire che la partita l’abbia giocata solo una squadra. La Juventus ha schiacciato il Verona nella propria metà campo per lunghi tratti – basti pensare alla traversa colpita da Bremer o alle parate decisive di Montipò – ma il calcio, come ha ricordato amaramente Luciano Spalletti ai microfoni di Sky, non è una scienza esatta. Al 34’, complice un disimpegno sbagliato della retroguardia bianconera, Bradaric ha servito l’assist per Bowie, bravo a infilare Di Gregorio sul primo palo per portare i suoi in vantaggio in un momento in cui l’Allianz Stadium si aspettava il gol dell’illusoria goleada. Un episodio, quello, che ha subito acceso gli animi anche a bordo campo, con il direttore sportivo dell’Hellas, Sean Sogliano, protagonista di vibranti proteste: espulso nel finale, Sogliano ha parlato di “decisioni unilaterali” e di un clima culturale in cui certe squadre possono lamentarsi mentre altre, retrocesse, devono solo subire, lasciando intendere che la tensione sia stata ben più alta di quanto suggerisca il placido 1-1 finale.
L’analisi senza sconti di Spalletti: il trequartista che non c’è
L’occasione era ghiotta, quasi imbarazzante: il Milan cadeva a Sassuolo, il Como rallentava, eppure la Juventus non è riuscita ad agganciare il terzo posto, isolandosi invece in quella terra di nessimo che profuma di delusione. Intervenuto in conferenza stampa, il tecnico toscano non ha nascosto il rammarico, ma ha preferito scavare nel profondo dei problemi tattici piuttosto che consolarsi con la prestazione. “C’è dispiacere”, ha ammesso Spalletti, “ma dobbiamo analizzare le cose: con un po’ più di lucidità avremmo potuto controllare meglio il match”. Quello che colpisce, però, è il suo sfogo a metà tra l’analisi tecnica e un messaggio diretto alla dirigenza in vista del prossimo mercato: “Ci manca un po’ di qualità vera nell’angusto, nella palude della trequarti. Ci manca il trequartista bravo a giocare nello stretto”. Parole pesanti, quelle del tecnico, che fotografano una squadra ricca di corsa e fisicità ma che spesso, una volta arrivata a ridosso dell’area avversaria, si perde in slalom sterili o cross affannosi, aumentando “nervosismo e difficoltà”.
Un punto che sa di beffa e la corsa Champions che resta un rebus
Per la Vecchia Signora, questo pareggio rappresenta molto più di un incidente di percorso. A quota 65 punti, la Juventus vede il Milan distante solo due lunghezze ma allo stesso tempo sente il fiato sul collo della Roma, pronta ad approfittare di ogni ulteriore passo falso. Per l’Hellas Verona, invece, è stata una sorta di liberazione: quella vista in campo è stata la prestazione di chi, spogliato di ogni timore reverenziale (e della pressione della classifica), ha mostrato quel “cuore” che era mancato in troppe domeniche anonime. Dal canto loro, i bianconeri si mangiano le mani: i legni colpiti da Bremer e Zhegrova nei minuti di recupero sono il simbolo di una serata storta, in cui la sfortuna ha incontrato una certa sterile frenesia sotto porta. E mentre l’Hellas si prepara a salutare la massima serie con questo piccolo, grande atto di dignità, a Torino si riparte da un’analisi spietata: se manca il talento per risolvere certe gare, forse i rimpianti di fine stagione non saranno solo quelli di una notte di maggio.




