Rapina a casa Donnarumma, chiesti 10 anni per 'Ganito'

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La Procura di Parigi ha formulato le richieste di condanna per gli imputati del processo sulla violenta rapina subita da Gianluigi Donnarumma e dalla sua allora fidanzata Alessia Elefante. L'episodio risale al luglio 2023, quando il portiere della Nazionale italiana militava nel Paris Saint-Germain e viveva con la compagna in un appartamento di avenue Montaigne, a pochi passi dagli Champs-Élysées. Per Ilyas Kherbouch, detto 'Ganito', ritenuto il presunto mandante del colpo, l'accusa ha chiesto dieci anni di reclusione e una multa di 100.000 euro.

La pena più severa tra quelle richieste riguarda proprio il ventunenne, che al momento dei fatti si trovava già in carcere ma, secondo gli inquirenti, sarebbe stato in grado di organizzare e impartire ordini ai complici all'esterno.

Le richieste per gli altri imputati

Per Khyan Mamouni, ventiduenne, i pubblici ministeri hanno sollecitato nove anni di detenzione e la stessa ammenda di 100.000 euro. Moktar Diop, ventiquattrenne, accusato di aver svolto il ruolo di palo durante il raid, rischia invece sei anni, dei quali due con la condizionale: nel suo caso l'accusa non contesta le violenze commesse direttamente contro la coppia. La posizione processuale dei tre resta quella di presunti innocenti fino al verdetto del tribunale.

La ricostruzione della notte

Secondo quanto emerso in aula, i rapinatori raggiunsero l'abitazione passando dal tetto e calandosi poi su un balcone. Erano le 3.20 del mattino quando fecero irruzione nell'appartamento rompendo una vetrata, mentre Donnarumma ed Elefante dormivano. Il portiere, svegliato di soprassalto, fu colpito al volto e minacciato con un coltello; la compagna, che all'epoca era incinta, venne tirata per i capelli e colpita sulle cosce quando spiegò di non conoscere la combinazione della cassaforte.

"Ho detto loro che ero incinta, ma hanno continuato", ha riferito la donna agli inquirenti. Entrambi furono legati con il cavo di un caricatore del cellulare prima che i malviventi fuggissero con il bottino.

Il bottino e il contesto dell'inchiesta

Tra gli oggetti sottratti figurano contanti, orologi di lusso, gioielli, borse firmate, un telefono e le chiavi di due automobili, una Mercedes e una Lamborghini. Il valore complessivo del bottino è stato stimato in centinaia di migliaia di euro. Kherbouch, stando a quanto ricostruito dagli investigatori, aveva nel proprio telefono cellulare immagini, video e messaggi relativi ad altri colpi attribuiti alla sua rete di complici. L'uomo non ha ammesso alcuna responsabilità nel corso del dibattimento.

Il quadro processuale

Il procedimento si tiene davanti al tribunale di Parigi. Donnarumma, che nel frattempo ha lasciato il club parigino per trasferirsi al Manchester City, e la moglie non hanno presenziato alle udienze. Altri due imputati, minorenni all'epoca dei fatti, sono già stati giudicati separatamente e condannati a pene detentive. Le richieste formulate dalla Procura costituiscono la fase conclusiva del dibattimento, al termine del quale la corte si ritirerà per deliberare.

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