Meloni a PizzAut per il primo maggio: «Qui i lavoratori più straordinari»
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Redazione Interno
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«Per la festa dei lavoratori sono venuta dai lavoratori più straordinari». Con queste parole, pronunciate davanti a un ristorante gremito – per l’occasione, va detto, trasformato in una sorta di ribalta silenziosa ma non per questo meno eloquente – Giorgia Meloni ha scelto di celebrare il primo maggio lontano dalle tradizionali manifestazioni di piazza, optando invece per una visita privata a PizzAut, la pizzeria di Monza inaugurata nell’aprile del 2023 dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Un luogo, quest’ultimo, dove l’inclusione non è affatto una dichiarazione d’intenti bensì una prassi quotidiana: l’intero personale è composto da ragazzi nello spettro dell’autismo, e il lavoro, qui, diventa strumento di autonomia reale e non soltanto un’astratta bandiera retorica.
La premier, che ha pranzato insieme ai dipendenti del locale, non ha nascosto il proprio entusiasmo, come emerge del resto da un video pubblicato sui suoi profili social. «Sono stata entusiasta di conoscere da vicino quella realtà unica al mondo che è PizzAut», ha scritto Meloni a corredo delle immagini. «Un progetto fatto di lavoro vero, talento, impegno, umanità e dignità». Nessuna passerella, a giudicare dalla compostezza dell’incontro: la presidente del consiglio si è seduta a tavola con i ragazzi, li ha ascoltati, e ha voluto sottolineare come proprio loro – quelli che troppo spesso vengono definiti “diversi” – rappresentino un esempio paradigmatico di dedizione e professionalità.
L’abbraccio di Acampora e la giornata simbolo per PizzAut
Da sempre, va ricordato, il primo maggio per PizzAut rappresenta una ricorrenza carica di significato, proprio perché la festa dei lavoratori incarna il cuore pulsante del loro modello imprenditoriale. Nico Acampora, fondatore dell’iniziativa, ha accolto la premier tra le mura del ristorante monzese, e l’incontro – a detta di chi c’era – si è svolto in un clima disteso, quasi familiare. Nessun discorso ufficiale, nessuna dichiarazione a freddo di fronte ai giornalisti: solo il rumore di fondo di una sala aperta al pubblico quella stessa mattina, e poi il momento conviviale intorno a una pizza. Meloni, dal canto suo, ha voluto rimarcare il concetto che «le risorse vanno a chi rispetta i lavoratori», una frase che – nell’economia del suo intervento – è suonata come un’indiretta linea guida di politica del lavoro.
Tra inchieste e cronaca: l’altra faccia della giornata
Mentre la cronaca raccontava l’inedita passerella meloniana a Monza, altre notizie hanno tenuto banco nell’edizione odierna dei telegiornali. La vicenda dei militari italiani all’estero, ad esempio, è tornata alla ribalta con un secco «Via le nostre truppe, non ci hanno aiutato» – una posizione che, nelle more del dibattito parlamentare, ha inevitabilmente riaperto vecchie crepe politiche. E poi gli attivisti della flotilla, sbarcati a Creta dopo una traversata segnata da mille tensioni; le fiamme sul monte Faeta, che hanno costretto all’evacuazione tremilacinquecento persone; e ancora, a Bisceglie, l’omicidio di un cameriere ucciso per errore, un delitto che riporta l’attenzione su una criminalità tanto stupida quanto letale. Senza dimenticare l’inchiesta sugli arbitri, con le liste dei cosiddetti “graditi e sgraditi” che hanno riacceso i riflettori sui presunti condizionamenti nel mondo del calcio.
Un primo maggio lontano dalle piazze, ma non dalla sostanza
Quello che accomuna queste storie, apparentemente lontanissime dalla pizza mangiata con i ragazzi autistici, è forse proprio il filo rosso della responsabilità: individuale nelle scelte di chi sbaglia vittima, pubblica nelle decisioni di chi governa. Meloni, scegliendo PizzAut, ha voluto consegnare un’immagine di concretezza – l’opposto di certi comizi stantii – e nel farlo ha evitato qualsiasi sovraesposizione mediatica. Nessuna dichiarazione a caldo su estero o sicurezza, nessuna polemica diretta con l’opposizione. Soltanto un pranzo, una stretta di mano, e un messaggio affidato ai social: quella che può sembrare una semplice gita fuori porta è diventata, suo malgrado o meno, il simbolo di un primo maggio atipico. Perché la festa dei lavoratori, talvolta, si celebra meglio lontano dalle urla delle piazze e più vicino a chi il lavoro lo fa davvero, ogni giorno, senza mai chiedere nulla in cambio.




