«I Cesaroni» e quel ritorno in tv tra nostalgia di massa e picchi da 6 milioni
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Lunedì 13 aprile 2026, Canale 5 ha rimesso in moto una macchina del tempo affettiva che, va detto senza enfasi, molti davano ormai per irreversibilmente ferma. La settima stagione de “I Cesaroni – Il ritorno”, a oltre dieci anni di distanza dall’ultima puntata inedita, ha riconquistato la prima serata con numeri che pochi si sarebbero aspettati: 3.486.000 spettatori medi, uno share del 22,64% che sul target commerciale schizza al 27,43%. E non è finita qui, perché nei momenti di maggiore tensione narrativa – quelli che un tempo regalavano litigi memorabili tra Marco ed Eva – l’ascolto ha toccato punte di 6.118.000 individui, con un picco del 29,5% e addirittura il 40% tra i giovanissimi dai 15 ai 34 anni. Una boccata d’ossigeno per l’ammiraglia Mediaset, abituata a convivere con la pressione costante del servizio pubblico.
L’effetto Rudy: Niccolò Centioni si racconta tra dieta e nuova maturità
Tra i volti che più hanno segnato l’immaginario collettivo di quella fiction – lo ammetteranno anche i più restii – c’è senza dubbio quello di Rudy, il figlio minore cresciuto davanti alle telecamere. A interpretarlo, ormai trentenne, è ancora Niccolò Centioni, il quale ha rivelato un retroscena che sa di rinuncia e di eccesso: “Per ‘I Cesaroni’ ci siamo messi a dieta e ho perso 10 chili. Finite le riprese ho ricominciato a mangiare come se non ci fosse un domani”. Il suo personaggio, in questa settima incarnazione, ha subito una trasformazione speculare a quella fisica. Rudy, spiega l’attore, è “decisamente più calmo, nel ruolo inedito di ‘risolutore’ delle situazioni”. Non più il casinista della porta accanto, insomma, bensì una sorta di collante emotivo per una famiglia che, va detto, di equilibri precari ne ha sempre avuti in abbondanza.
La nuova ship Marta e Olmo, e quel gioco di specchi con Marco ed Eva
Se c’è un meccanismo che gli sceneggiatori hanno riattivato con cura certosina, è quello della cosiddetta “sospensione sentimentale”. Un tempo eravamo tutti incollati al teleschermo per seguire le traversie di Marco (Matteo Branciamore) ed Eva (Elena Sofia Ricci), coppia simbolo di un’Italia che cambiava pelle tra un litigio in corridoio e una riconciliazione in soffitta. Oggi, invece, gli occhi del pubblico – e lo dimostra il fervore sui social, dove i commenti oscillavano tra euforia e critica ferrea – sono puntati su due nuovi innamorati: Marta e Olmo. La narrazione sembra volerci restituire le stesse emozioni, seppur declinate con occhi diversi e problemi generazionali aggiornati. Una strategia che, almeno a giudicare dai numeri, ha funzionato: la nostalgia non è mai stata così redditizia in termini di ascolti.
La sfida con la Rai e i temi delicati tra leggerezza e assurdo
La serata del 13 aprile è stata, sotto il profilo televisivo, un vero e proprio testa a testa tra due modi di raccontare l’Italia. Da una parte la fiction di Rai 1, “La Buona Stella”, ferma al 16% di share; dall’altra la banda di Claudio Amendola – che oltre a dirigere è anche interprete di quel Giulio ormai diventato patriarca – capace di tenere incollati 3 milioni e mezzo di spettatori. La ricetta, in fondo, è rimasta quella di un tempo: adolescenti in rivolta, crisi sentimentali malgestite, dialoghi che oscillano tra il tenero e il grottesco. I critici più severi parlano di “troppa leggerezza” e di situazioni “al limite dell’assurdo”; ma il dato di fatto, nudo e crudo, è che la macchina dei Cesaroni continua a girare, e bene, nonostante i dieci anni di garage. Due ritorni, un addio (o un arrivederci), e una vittoria netta nella guerra degli ascolti.




