Rinnovo contratti enti locali 2025-2027, al via il tavolo per 400mila dipendenti

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   È bastato un pomeriggio, quello del primo incontro formale svoltosi all’ARAN, per dare il via ufficiale alla trattativa sul contratto collettivo nazionale del triennio 2025-2027 destinato a oltre 403mila lavoratori non dirigenti. Numerose le amministrazioni coinvolte, a cominciare da Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni e Camere di commercio, senza dimenticare – va detto – tutte le realtà che fanno capo al comparto delle funzioni locali. L’avvio dei negoziati arriva a strettissimo giro di posta rispetto alla conclusione del precedente accordo, quello per il 2022-2024, siglato appena due mesi fa: una tempistica che segna oggettivamente un cambio di passo nel dialogo tra sindacati e governo, tradizionalmente più lento e frammentato nel settore pubblico.

Una partenza rapida e i nodi sul tavolo

La UIL FPL, presente al primo tavolo, ha registrato con soddisfazione l’accelerazione voluta dal ministro per la Pubblica amministrazione, Zangrillo, il quale ha parlato di «risultato straordinario» e di anticipo «sulle scadenze del triennio». Tuttavia, oltre alla retorica della continuità, i veri nodi da sciogliere riguardano le risorse effettivamente stanziabili. Il sindacato ha già ribadito l’obiettivo di chiudere in tempi rapidi l’intera trattativa, con una proposta precisa: anticipare entro il 2026 la sola parte economica dell’accordo, in modo da garantire due incrementi contrattuali nello stesso anno solare. Una mossa, questa, pensata per arginare la cronica debolezza retributiva di un comparto – come lo stesso sindacato sottolinea – «tra i meno pagati della Pubblica Amministrazione».

Non solo stipendio: flessibilità e welfare contro la fuga di personale

Il rinnovo in discussione, però, non si limita agli aspetti monetari. Nei documenti depositati all’ARAN e nelle dichiarazioni rilasciate al termine del primo confronto emergono interventi strutturali di peso: l’introduzione di forme di orario flessibile, la ridefinizione dei profili professionali e un nuovo sistema di welfare contrattuale. Si tratta – ed è un passaggio decisivo – di misure che mirano a rendere il lavoro negli enti locali più competitivo rispetto ad altri settori della pubblica amministrazione e persino al privato. Lo sfondo è quello di una pubblica amministrazione che soffre carenze di organico, un turnover elevato e una difficoltà crescente ad attrarre giovani competenze, specie al Nord dove la fuga verso aziende o verso ruoli centrali dello Stato si fa più intensa.

La partita sugli aumenti e l’ipotesi dei 135 euro

Dalle indiscrezioni emerse nei primi scambi informali, si parla di un possibile incremento medio di circa 135 euro mensili a regime, cifra che però andrà negoziata voce per voce. Il precedente contratto 2022-2024 aveva chiuso con percentuali di aumento considerate insoddisfacenti dalle sigle sindacali di base, tanto che la dichiarazione congiunta del 23 febbraio scorso – quella che ha spianato la strada all’avvio anticipato – conteneva già un impegno politico a non ripetere gli stessi ritardi. Resta sullo sfondo, senza che sia stata ancora affrontata in modo sistematico, la questione del riconoscimento delle professionalità complesse: infermieri, educatori, tecnici e amministrativi contabili chiedono da anni una differenziazione più netta dei trattamenti rispetto ai profili generici.

I tempi della trattativa e i prossimi passaggi

Il calendario prevede ora una serie di incontri a cadenza ravvicinata, probabilmente già prima dell’estate, per definire l’impianto normativo. La separazione tra parte economica e parte giuridica, caldeggiata dalla UIL FPL, potrebbe accelerare i tempi sul fronte degli stipendi, rinviando però a più tardi le modifiche organizzative più spinose (come la flessibilità degli orari o la riorganizzazione delle piante organiche). Per i circa 400mila addetti, molti dei quali in servizio in piccoli Comuni con bilanci sempre più sotto pressione, la posta in gioco è concreta: evitare che l’ennesimo rinnovo, per quanto annunciato trionfalmente dal governo, si traduca in aumenti irrisori rispetto all’inflazione reale accumulata nel triennio.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.