Leone XIV nei ricordi del vescovo Errera, suo ex alunno: "Dialogo e ascolto il suo Dna"
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Redazione Esteri
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Monsignor Lizardo Estrada Herrera, appena rientrato dal Perù, ha condiviso con Radio Vaticana le impressioni sull’elezione di Leone XIV, descrivendolo come una figura radicata nel dialogo e nell’ascolto. Arcivescovo ausiliare di Cuzco e segretario generale del Celam, Herrera – che fu suo allievo negli anni di formazione – ne ha sottolineato l’approccio pastorale, definendolo "un uomo capace di ascoltare prima di parlare, senza mai imporre ma accompagnando". Un tratto, quello della disponibilità, che avrebbe caratterizzato anche il suo ministero episcopale in America Latina, dove si dedicò al dialogo con le comunità indigene e alla riorganizzazione delle strutture diocesane.
Dello stesso tenore le parole del cardinale Pietro Parolin, che in una lettera al Giornale di Vicenza ha rievocato i momenti immediatamente successivi all’elezione del pontefice. "Un applauso lunghissimo", ha scritto il segretario di Stato vaticano, "accolse quel sì che lo rese il 267esimo successore di Pietro". Parolin, che ha definito l’esperienza del conclave ancora "fresca" nella memoria, ha ricordato soprattutto la compostezza di Leone XIV: "La serenità del suo volto, in un passaggio tanto drammatico quanto irrevocabile, tradisce una consapevolezza che va oltre la semplice emozione".
Prevost, americano di origine ma formatosi tra Roma e il Sudamerica, è stato più volte indicato come una figura di mediazione, capace di coniugare tradizione e apertura. La sua nomina, avvenuta dopo quattro scrutini, sembra aver unito consensi trasversali, come lasciano intendere sia le parole di Herrera sia quelle di Parolin. Quest’ultimo, senza scendere in dettagli riservati, ha accennato a "un clima di sincera condivisione" tra i porporati, sottolineando come il nuovo papa abbia "chiara la complessità delle sfide che attendono la Chiesa".
Quello che emerge dai primi ritratti è un pontefice meno incline ai gesti plateali che alla concretezza del governo, con una predilezione per il lavoro silenzioso piuttosto che per i proclami. Un tratto, questo, che potrebbe riflettersi anche nello stile della sua guida, sebbene sia ancora presto per tracciare bilanci. Quanto ai precedenti incarichi, dalla guida della diocesi di Chiclayo al ruolo di prefetto della Congregazione per i vescovi, dimostrano una familiarità con le dinamiche curiali che pochi, tra i papabili, potevano vantare.




