Tommaso Cerno, la violenza a undici anni e la vita segnata dal cancro

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Tommaso Cerno, che oggi siede alla direzione de Il Tempo e affianca Mara Venier nella conduzione di Domenica In, ha da sempre coltivato una vocazione per il racconto della realtà, un impulso che lo ha spinto, fin dalla più tenera età, a costruire un proprio palcoscenico ideale. "A quattro anni prendevo le cassette della frutta, le mettevo in giardino e facevo il telegiornale là dietro", ha rivelato in un'intervista al Corriere della Sera, tratteggiando con questa immagine infantile la precoce determinazione che lo avrebbe accompagnato negli anni a venire. Quella medesima determinazione, del resto, lo spinse a fondare un giornale durante le scuole medie e addirittura due al liceo, esperienze formative nelle quali andava già precisandosi il suo stile, a tratti irriverente, come quando entrò in contrasto con i docenti e diede vita a una nuova pubblicazione, dimostrando un carattere non incline ai compromessi.

Il peso di una confessione

In un passaggio dell'intervista, il giornalista ha scelto di condividere un ricordo profondamente doloroso e privato, risalente alla sua infanzia e custodito per decenni. Cerno ha raccontato di aver subito una violenza sessuale all'età di undici anni da parte di un prete, un episodio che ha definito, con parole cariche di una lacerante ambiguità, come "la mia prima volta". "Non ho mai capito se volevo o non volevo", ha affermato, offrendo così uno squarcio sulla complessità psicologica che spesso accompagna simili traumi, specialmente quando vissuti in un'età di formazione e in un contesto di fiducia tradita. Questa rivelazione, fatta con un linguaggio crudo e diretto, si staglia come un elemento centrale per comprendere alcune delle sue successive riflessioni esistenziali.

Tra malattia e visioni del mondo

Accanto al racconto di quella violenza, Cerno ha svelato un'altra battaglia personale, combattuta nel silenzio e nella riservatezza: quella contro un cancro, una patologia con la quale convive ormai da un decennio. Questo dato biografico, unito all'esperienza traumatica, contribuisce a delineare il profilo di un uomo che ha affrontato prove estreme, le quali inevitabilmente influiscono sulla sua percezione della vita e del suo mestiere di narratore. È in questo quadro, forse, che si inserisce anche il suo singolare commento sul patriarcato, del quale ha sostenuto, in controtendenza con il discorso pubblico predominante, che "ci vorrebbe più patriarcato", una posizione che appare come il frutto di un personalissimo e sofferto percorso di elaborazione.

Le tappe di una carriera

La sua traiettoria professionale, del resto, è stata costellata di scelte significative e di un'ascesa rapida nel panorama giornalistico nazionale. Dopo gli esordi al Gazzettino e le esperienze al Messaggero Veneto, il suo talento lo ha portato a collaborare con testate di primo piano come l'Espresso e Repubblica, senza dimenticare una parentesi in Parlamento che ha arricchito la sua comprensione dei meccanismi del potere. La sua prima intervista, come ha ricordato, fu ad Aldo Busi all'età di soli quattordici anni, un'impresa che già prefigurava l'audacia e la curiosità intellettuale che lo avrebbero distinto, qualità che oggi riversa nella guida di un quotidiano nazionale e nella popolare conduzione di un programma domenicale.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.