Scontri tra tifosi in autostrada, autostrada A1 bloccata da un agguato tra ultras
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Redazione Interno
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La viabilità sull’autostrada del Sole, all’altezza di Bologna, è stata sconvolta nel primo pomeriggio da una violenta rissa tra gruppi di ultras, i cui membri, circa duecento, hanno trasformato la corsia di emergenza in un campo di scontro armato di spranghe e martelli. L’episodio, che ha costretto molti automobilisti a rallentare e a documentare la scena con i telefoni, è avvenuto tra l’area di servizio di Cantagallo e l’uscita per Casalecchio, dove i due cortei di veicoli si sono incrociati in modo non casuale. I sostenitori della Fiorentina, diretti verso Bologna, e quelli della Roma, in viaggio per Torino, avevano infatti i volti coperti da passamontagna e indossavano caschi, chiaro segno di una preparazione premeditata all’agguato, che si è consumato nonostante la vigilanza delle forze dell’ordine, spesso impegnate a prevenire proprio questi episodi di teppismo itinerante.
La dinamica dell'agguato in autostrada
Secondo quanto è stato possibile ricostruire, i tifosi sono scesi in massa dalle proprie autovetture, bloccando di fatto la circolazione in quel tratto, per darsi battaglia con oggetti contundenti, mentre chi transitava assisteva, comprensibilmente impaurito, a quella che appariva come una vera e propria guerriglia urbana trasferita sull’asfalto. Alcuni di loro, quelli che hanno avuto la sfortuna di trovarsi più vicini alla mischia, hanno subito danni alle proprie auto, colpite dai corpi delle persone o dagli strumenti dell’assalto, in un clima di generale terrore che ha caratterizzato quei lunghi minuti. La circostanza, peraltro, non rappresenta un fatto isolato nella cronaca del tifo organizzato italiano, il quale, pur connotato spesso da passione genuina, registra periodicamente rigurgiti di una violenza che sembra ormai strutturale in alcuni suoi segmenti più estremi e che trova nel territorio autostradale, luogo di transito e di incontro forzato, un palcoscenico pericolosamente ideale.
Gli sviluppi investigativi e la ricerca dei responsabili
Le indagini, condotte dai carabinieri che sono intervenuti per disperdere i litiganti e ripristinare la sicurezza, sono ora focalizzate sull’analisi dei numerosi filmati amatoriali e delle riprese delle telecamere di sorveglianza, al fine di individuare i responsabili dell’aggressione e di quei gesti vandalici che hanno messo a repentaglio l’incolumità pubblica. La magistratura sportiva, dal canto suo, avvierà inevitabilmente un proprio procedimento per accertare le responsabilità dei club, chiamati a rispondere delle azioni delle loro frange più turbolite, sebbene le società abbiano ripetutamente preso le distanze da simili metodi. Un aspetto che non sfugge agli inquirenti è la logistica dell’operazione, la quale presuppone una pianificazione e uno scambio di informazioni tra i gruppi rivali, spesso in lotta tra loro per questioni di prestigio e di territorio, che travalicano il semplice sostegno alla squadra del cuore.
Il contesto dei precedenti e la sicurezza negli stadi
Questi fatti di sangue, per fortuna senza feriti gravi secondo le prime comunicazioni, si inseriscono in un solco già tracciato da altri episodi analoghi, che vedono le tifoserie organizzate protagoniste di scontri prima e dopo le partite, lontano dagli stadi e dunque dai più stringenti dispositivi di controllo. Una violenza che, spostandosi dalle curve alle autostrade, dimostra una capacità di mobilitazione e un disprezzo per le regole della civile convivenza che preoccupa non poco le autorità. La vicenda odierna, per la sua gravità e per il rischio elevatissimo che ha comportato, riaccenderà il dibattito sulle misure di prevenzione, spesso rivelatesi insufficienti a fronteggiare la determinazione di chi, animato da un odio tribale, cerca sistematicamente il confronto fisico con l’avversario, trasformando la strada in un pericoloso campo di battaglia.




