Temptation Island è lo zeitgeist: la politica e il falò delle passioni pubbliche
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Ogni stagione politica, si sa, cerca la sua metafora televisiva. C'è stato il tempo del Carosello, innocuo e rassicurante, e poi l'era del Grande Fratello, con il suo voyeurismo da prima serata. Oggi, però, lo spirito del tempo si incarna in un reality che, suo malgrado, è diventato il contenitore perfetto per i drammi del nostro presente: Temptation Island.
A decretarlo, in fondo, è stata la premier Giorgia Meloni, che dopo lo scontro pubblico con il presidente americano Donald Trump ha provato a porre un argine alla polemica con una frase destinata a diventare un tormentone: "La politica estera non è Temptation Island". Peccato che, proprio in quei giorni, la realtà sembrasse essersi messa d'accordo per dimostrare il contrario, trasformando i rapporti tra potenti della terra in una puntata del programma di Canale 5.
La vicenda che ha acceso il dibattito, coinvolgendo direttamente la presidente del Consiglio, è nata da un retroscena piuttosto scabroso: durante il G7 di Évian, Trump avrebbe raccontato a un giornalista di aver visto Meloni in uno stato di pena, tanto da implorarlo per un selfie. Lei ha risposto prontamente su Instagram, liquidando la ricostruzione come "totalmente inventata" e rivendicando con fierezza che né lei né l'Italia "implorano mai".
Il botta e risposta social, amplificato da una serie di meme che ritraevano i due capi di Stato seduti davanti al falò del reality, è stato talmente plateale da trasformare una questione di diplomazia internazionale in un caso da cronaca rosa. E se la premier, intervistata da La Verità, ha cercato di archiviare la questione sottolineando come i rapporti bilaterali poggino su fondamenta ben più solide e antiche, l'immagine di due leader che si rinfacciano frecciate in pubblico è rimasta impressa nell'immaginario collettivo.
Il falò, sacramento laico dell'Italia contemporanea
Ma perché Temptation Island riesce a incarnare così bene lo zeitgeist, lo spirito del tempo, da diventare la metafora preferita anche dalla politica? La risposta, forse, va cercata in quello che è diventato il suo rito più iconico: il falò di confronto. Come ha osservato il critico televisivo Aldo Grasso, il falò non rappresenta il bisogno d'amore o il rancore per un tradimento, ma incarna l'urgenza insopprimibile di trasformare ogni questione privata in una discussione pubblica.
È diventato una sorta di sacramento laico, il confessionale balneare di un Paese che sembra aver sostituito la direzione spirituale con il reality show, un luogo dove le emozioni si spogliano di ogni pudore e i drammi personali diventano spettacolo per le masse. In questo senso, il confronto tra Meloni e Trump, con le sue accuse reciproche, i video su Instagram e la serie di meme virali, non è poi così diverso dalle dinamiche che si consumano tra i concorrenti dell'isola.
A rendere il programma un case study di sociologia contemporanea, del resto, ci hanno pensato anche le polemiche che hanno travolto il mondo della cultura. Il Premio Strega, per esempio, si è trovato suo malgrado a fare da controprogrammazione al reality di Maria De Filippi, subendo un vero e proprio "sotterramento" in termini di ascolti. Mentre gli scrittori discutevano di romanzi in un clima di apparente formalità, il pubblico preferiva sintonizzarsi sulle vicende sentimentali di coppie in crisi, capaci di registrare picchi di share bulgari, soprattutto tra i giovani.
Da qui, la provocazione lanciata sui social: se il Premio Strega si ispirasse al falò di Temptation Island, magari riuscirebbe a catturare l'attenzione che merita, mettendo in scena i retroscena, le alleanze e le negoziazioni che si celano dietro le quinte del mondo letterario.
L'imitazione della vita in un reality
Insomma, che Temptation Island sia molto più di un semplice programma televisivo è ormai un dato acquisito. La sua forza, come è stato notato, sta nel fatto di non essere una realtà artefatta, ma il riflesso amplificato di pulsioni e dinamiche che albergano anche nei salotti buoni e nei palazzi del potere. L'unica vera egemonia culturale di cui dovremmo preoccuparci, forse, è proprio questa: una temptationizzazione della realtà, dove ogni conflitto, dal più alto al più basso, viene raccontato con le stesse modalità urlate e spettacolari.
La politica e l'intrattenimento sembrano aver abbattuto ogni barriera, e se da un lato la premier Meloni cerca di rassicurarci dicendo che la politica estera è una cosa seria, dall'altro è proprio lei a usare il linguaggio e i social tipici del reality per gestire una crisi internazionale.
Questa commistione tra generi e registri non è però priva di conseguenze sul piano politico. Se l'imitazione della vita sembra ormai indistinguibile dal suo modello, diventa difficile per i leader del centrosinistra competere su un terreno che non sentono loro, quello dell'immedesimazione empatica e della comunicazione istintiva. Come è stato osservato, citare Temptation Island è la versione 2.
0 della fetta di pane con la Nutella, un modo per dimostrarsi vicini al "paese reale", fatto di persone che la sera cercano un po' di leggerezza per dimenticare i problemi di bollette e di vita quotidiana. Se il campo largo vuole ambire a governare l'Italia, forse deve imparare a parlare il linguaggio di Filippo Bisciglia, almeno per dimostrare di capire le ansie e le speranze di chi guarda il falò a casa. Ma questa, forse, è una tentazione a cui la politica non è ancora pronta a cedere.




